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16.11.2008
Il convegno all’Università “Cultura del vino: consapevolezza del bere bene per vivere meglio”

“Saper bere, così si recupera l’etica del vivere: cultura, qualità, moderazione e socialità slow”

“Vino e Giovani” a Siena: grande affluenza e interesse per il dibattito tra esperti e studenti

Esiste una dimensione etica del consumo, legata al vino? Omar Calabrese, semiologo, docente di semiotica delle Arti dell’ateneo senese, cita Baldassar Castiglione, e il suo “Il Cortegiano” (1528), vero e proprio best seller del ‘600, al convegno “Cultura del bere”, prima tappa della nuova edizione di “Vino e Giovani”, il progetto nazionale del Mipaaf e di Enoteca Italiana, che mira con iniziative nelle università a sensibilizzare i ragazzi tra 18-30 anni ad un consumo consapevole di questo prodotto simbolo del “made in Italy”.
“Nel Rinascimento - spiega Calabrese - esisteva un principio, definito la ‘forma del vivere’, il sapere vivere, come comportarsi e questo riguarda anche l’alimentazione, che ha i suoi canoni, le sue regole, le sue arti combinatorie; c’è la costruzione dei sapori, ma anche gli accompagnamenti, le bevande, le spezie. Ecco, la dimensione etica non è soltanto quella moralistica, del vietare le cose che possono fare male o che se usate eccessivamente possono essere disprezzabili. I nostri piaceri, i nostri desideri, la nostra mondanità non sono necessariamente qualcosa di negativo, ma possono manifestare il senso di esistere nell’universo e soprattutto il senso della società, della collettività. Sapere bere con qualità può diventare un elemento di questa nuova di dimensione etica”, aggiunge Calabrese, ricordando che “bere il vino non è un atto solitario, ma un atto assolutamente collettivo: uno scambio di sensazioni ed emozioni. Il vino va però consumato nella giusta misura: gli eccessi possono condurre addirittura alla morte, come già ammoniva Platone, nel Symposium, (V sec a.C)”.
.Auspica l’avvento di “una società slow, una socialità pacata, e luoghi della lentezza”, Rosa Bianco Finocchiaro, coordinatrice del Programma “Cultura che nutre”. Il vino fa parte della dieta mediterranea, è un simbolo di salubrità, genuinità, ricchezza, naturalità e perché no, di uno stile di vita - afferma -: dobbiamo preparare i nostri giovani ad un consumo del vino consapevole, anche in età adulta”. “Il vino - aggiunge - è un alimento che va utilizzato con parsimonia. Il progetto ‘Vino e Giovani’ privilegia l’aspetto emozionale e relazionale”.
“Tutti gli alimenti se abusati fanno male”. Al convegno “Cultura del vino: consapevolezza del bere bene per vivere meglio”, per “Vino e Giovani” alla Università di Siena (moderatore il giornalista Stefano Bisi), c’è anche Carlo Cannella, presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran). “Utilizzare il vino per gustare il cibo è una cosa che si apprende solo se ci si è abituati da piccoli - spiega Cannella, già consulente della trasmissione Quark di Piero Angela -. E’ importante insegnare ai più giovani a sapere conciliare il consumo del vino con una sana alimentazione. Certo, ci vuole autocontrollo - aggiunge -: avviare un percorso di conoscenza di queste bevande già al desco familiare, tra le mura di casa, evita che il contatto avvenga in discoteca”.
“I giovani italiani sono attenti ad un consumo più accorto del vino, rispetto ai coetanei anglosassoni inclini a bere superalcolici - sottolinea Claudio Galletti, presidente di Enoteca Italiana -. Il progetto ‘Vino e Giovani’ propone un percorso culturale, che coinvolge il mondo accademico e punta ad un consumo meditativo, di qualità, perché bere vino in compagnia e con moderazione è anche un piacere, non necessariamente una minaccia”.
“Il vino non è una droga - spiega Corrado Barberis, presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (Insor) -: lo racconta già Omero quando fa mettere della droga nel vino di Telemaco per addormentarlo. In realtà possiamo affermare che è la quantità che fa il veleno, non il vino”.
“Il vino è un prodotto con l’anima, ricco di cultura, ma questo non traspare perché prevale una logica più nordeuropea che mediterranea”, concorda Stefano Barzagli, dirigente della Regione Toscana, che insieme a Sicilia e Veneto ospiterà i prossimi appuntamenti di “Vino e Giovani” edizione 2008-2009. “Nelle leggi della Unione Europea sul vino si percepisce un’immagine del vino scadente - conclude -, che non corrisponde alla realtà culturale delle nostre produzioni”.




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