Vin Santo: un vino, tante leggende

26 marzo 2013

Mancano pochi giorni alla Pasqua e proprio la Settimana Santa ci offre lo spunto per parlare del vino passito tipico della tradizione toscana: il Vin Santo. Di questo vino in effetti non si conosce molto e nella letteratura se ne trovano riferimenti specifici solo a partire dal 1700. Anche sul nome non esiste una documentazione certa e le ipotesi sono diverse: alcune si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda senese vuole che nel XIV secolo un frate curasse i malati di peste con un vino utilizzato per celebrare messa, da cui la convinzione che si trattasse di un vino miracoloso, “santo” appunto. Una storia fiorentina racconta invece che, in occasione del Concilio di Firenze, indetto nel corso del XV secolo, nel tentativo di riunificare la chiesa greca ortodossa con quella cattolica romana, un arcivescovo greco nell’assaggiare il vino dolce offertogli a fine banchetto lo paragonò al vino di “Xantos”. I commensali confusero la parola con “santo”, immaginando che fosse stata usata per decantare le qualità del vino servito. Un’altra ipotesi ancora lega il nome del vino al ciclo produttivo dello stesso e in particolare alla pigiatura delle uve effettuata proprio in prossimità o in concomitanza della Settimana Santa (per legge il periodo è quello tra il 1° dicembre dell’anno della vendemmia e il 31 marzo dell’anno successivo). Prodotto tradizionalmente con uve bianche, in genere Trebbiano toscano e Malvasia (ma anche con uve a bacca rossa nella tipologia denominata “occhio di pernice”), scelte accuratamente in vigna e appassite in locali idonei; invecchiato per almeno tre anni negli inconfondibili caratelli, il Vin Santo è di fatto simbolo di ospitalità: sempre offerto a chi fa visita. Vino da meditazione per eccellenza, viene servito insieme ai famosi “cantucci” (biscotti secchi con le mandorle) oppure in accompagnamento al formaggio.
E voi? Lo conoscete? In quale occasione lo avete scoperto? Avete mai avuto modo di assaggiare il piacentino Vin Santo di Vigoleno? E il Vino Santo trentino?

Vino, un alleato prezioso in cucina fin dall’antichità

19 marzo 2013

“Un pasto senza vino è come un giorno senza sole” diceva il gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin. Chissà se si riferiva solo a una buona bottiglia sulla tavola oppure pensava anche al vino come prezioso alleato in cucina, capace di dare “quel tocco in più” alle portate… Curiosando qua e là abbiamo scoperto che già Etruschi e Romani avevano avuto l’idea di usare il vino per cucinare, oltre che per conservare i cibi. Lasciando per qualche giorno la carne immersa nel vino infatti, essa veniva “marinata”, prolungandone così la durata, mentre la sua cottura con il vino, più ricco di aromi rispetto all’acqua, la rendeva maggiormente saporita. È il principio su cui si basano stracotti e brasati, piatti tipici soprattutto di quelle regioni a più spiccata vocazione enologica, come il Piemonte con il brasato al Barolo o la Toscana con lo stracotto al Chianti. Ma non solo: i ricettari del passato testimoniano come il vino venisse usato anche in altre preparazioni, dando un sapore delicato a salse e zuppe scure se rosso o a pesce, pollame, zuppe chiare, ricette a base di frutta e dolci – come per esempio lo zabaione – se bianco. E voi? Conoscete ricette o piatti tradizionali che abbiano il vino tra gli ingredienti? Avete qualche vostra ricetta preferita che volete condividere con noi?

Crisi dei consumi, ma il “bio” è in controtendenza

12 marzo 2013

Consumi in crisi ma non nel “bio”. Mentre i dati di Federalimentare parlano di un calo del 2,8% dal 2012 al 2011 nei consumi alimentari convenzionali, l’ultima rilevazione Ismea Gfk-Eurisko relativa alla grande distribuzione organizzata evidenzia un incremento di spesa del 7,3% – dopo il +9% dell’anno precedente – nel settore del biologico. Una tendenza positiva che si riscontra anche nel comparto vitivinicolo, dove da circa un anno il Comitato permanente per la produzione biologica dell’Unione Europea ha dato il via libera al regolamento che stabilisce pratiche enologiche e sostanze in base a cui definire in etichetta il “vino biologico”. Quanto alla produzione, nel 2012 in Italia gli ettari coltivati a vite biologica hanno toccato quota 52.273, di cui 21.931 in conversione (dati Sinab). A far la parte del leone la Sicilia con un +65,5% rispetto ai 10.337 ettari del 2009, e a seguire la Puglia con 8.365 ettari (+11,9%) e la Toscana, con 5.999 ettari (+12,4%). Questa attenzione al biologico e la crescente fetta di mercato da esso occupata possono essere letti anche come “spie” di un bisogno di sostenibilità, qualità e garanzia di filiera e quindi di una maggior consapevolezza e attenzione da parte dei consumatori da un lato e di un ampliamento del ventaglio di opportunità da cogliere per i produttori dall’altro. Sono in espansione infatti anche “nuove” modalità di vendita, anche se ancora non particolarmente rilevanti economicamente: vendita diretta, spacci aziendali, distribuzione “a rete” attraverso i Gruppi d’acquisto solidale (Gas).  E voi? Fate acquisti “bio”? E di vini biologici ne conoscete o ne avete mai assaggiati?

Otto marzo, festa della donna: presenza femminile in crescita nel mondo del vino

5 marzo 2013

L’otto marzo saranno tanti i bicchieri che si leveranno per brindare alle donne in occasione della loro festa. E proprio nel mondo del vino, settore tradizionalmente considerato prettamente maschile, cresce la presenza femminile, con circa 115 mila donne titolari di cantine sul mercato, pari al 30% del totale, mentre dal 2011, secondo i dati del Beverage Information Group, più del 58% dei compratori è donna. Sono tanti i modi per declinare la presenza in campo vitivinicolo di donne moderne, indipendenti e di carattere. Come quelle dell’associazione nazionale Le Donne del Vino, che quest’anno festeggia i suoi primi 25 anni di attività. “Oggi la nostra associazione conta più di 700 iscritte, provenienti da tutte le regioni d’Italia e che rappresentano tutte le realtà femminili che ruotano intorno al mondo del vino: sommelier, imprenditrici, ristoratrici, giornaliste, enotecarie, produttrici – ci dice Diana Lenzi, delegata regionale per la Toscana – Noi donne abbiamo una passionalità diversa rispetto agli uomini verso ciò che facciamo. La nostra versatilità e adattabilità al cambiamento ci permettono di essere fortemente appassionate al nostro lavoro, alle nostre aziende, alla nostra terra”. E voi che ne pensate? Donne e vino un binomio di successo? Conoscete realtà del vino “al femminile”?

Packaging, quanto conta la presentazione di una bottiglia?

26 febbraio 2013

Tradizione o innovazione? Parlando di packaging delle bottiglie di vino il dilemma si pone. In questo ambito c’è chi ogni anno vorrebbe introdurre elementi nuovi e chi non ama troppo i cambiamenti, soprattutto quando si parla di marchi storici. È successo al Chianti Classico, il cui logo rappresenta l’identità di uno dei territori del vino più famosi al mondo. Dopo quasi un secolo il Consorzio varia il design dello storico marchio: al centro il gallo canta e gonfia il petto, mentre il colore intorno è più vivace. Divampa la discussione tra “innovatori” e “tradizionalisti”, mentre dal Consorzio si dicono sicuri che con questo restyling il Chianti Classico sarà in grado di affrontare le nuove sfide del futuro ed essere più forte davanti alla crescente concorrenza internazionale.
In tema di packaging, il connubio con la bottiglia deve essere perfetto quando si tratta di vendere il vino. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Marketing Theory and Practice infatti, in questo ambito il ruolo maggiore nella scelta del consumatore non lo giocano la qualità o il vitigno ma proprio l’etichetta, elemento fondamentale per catturarne l’attenzione. I produttori lo sanno bene, tanto che in questo senso il mondo del vino non manca certo di creatività: ci sono etichette dai colori vivaci, etichette bizzarre, quelle storiche e ancora quelle disegnate da artisti di fama internazionale. È stato anche istituito un prestigioso premio dedicato al design del vino, il Concorso Internazionale di Packaging, organizzato nell’ambito del Vinitaly e giunto alla 18esima edizione.
E voi? Prestate attenzione al packaging? Avete mai scelto una bottiglia semplicemente per la sua etichetta?

Dal sughero al silicone, uno sguardo al mondo dei tappi

20 febbraio 2013

Recuperare i tappi di sughero usati per riutilizzarli in altri settori, come ad esempio la bioedilizia. È il progetto “Salvasughero”, presentato in questi giorni nell’ambito dell’Anteprima 2013 del Vino Nobile di Montepulciano (Siena) per riciclare i tappi fatti di questo materiale, ormai sempre più raro. Da questa originale iniziativa prendiamo spunto per uno sguardo al mondo dei tappi. Il tappo costituisce una componente importante del vino in bottiglia e per non ritrovarsi con “brutte sorprese” è necessario che sia di ottima qualità. Per i vini destinati a prolungati affinamenti si tende a prediligere il tappo di sughero, che permette un piccolo scambio di ossigeno con l’esterno. Per evitare il “sentore di tappo” in cui a volte si può incorrere aprendo una bottiglia è però necessario prestare particolare attenzione alla qualità di questo prodotto, dalla materia prima di cui è fatto a come viene conservato fino al vero e proprio processo di tappatura. Per rossi e bianchi “di pronta beva” o che comunque vengono consumati entro i 2-5 anni, si rivelano adattissimi i tappi sintetici. Questi   in quanto non traspiranti permettono di evitare il “sentore di tappo”, ma  la loro minore elasticità rispetto al sughero richiede una maggior precisione di accoppiamento con la bottiglia in fase di tappatura. Esistono poi i tappi a vite per bottiglie con una speciale filettatura, che per garantire una chiusura ottimale devono contenere molta plastilina nel disco di contatto, con il rischio di trasmettere odori sgradevoli al vino. Sulla loro tenuta nel tempo non esistono al momento molti studi. Ed infine ci sono i tappi a corona, usati con bottiglie speciali – per esempio nella produzione dello Champagne e degli spumanti durante la fase della seconda fermentazione – i quali come quelli a vite contengono plastilina e sulla cui tenuta con il passare dei mesi non sono disponibili ricerche.
E voi? Conoscete qualche curiosità o particolarità sui tappi? Nell’acquisto del vino in bottiglia il tipo di tappo utilizzato orienta la vostra scelta?

Nuovi stili di consumo: il vino al calice

13 febbraio 2013

Cambia la modalità di bere vino e si afferma un nuovo stile di consumo: il vino al calice. Grazie all’evoluzione della tecnologia che oggi permette di conservare per giorni le bottiglie stappate mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche del vino, questa modalità di consumo sta facendo registrare un’affermazione sempre maggiore sia nel settore della mescita e della degustazione che in quello della ristorazione. La vendita del vino al calice rende indubbiamente accessibili in termini di prezzo anche le etichette più pregiate, spesso troppo costose per molti, oltre a consentire una maggior possibilità di scelta sia nelle degustazioni che negli abbinamenti con le diverse portate all’interno di uno stesso pasto. Si assiste dunque all’affermarsi di una modalità di consumo del vino che privilegia la qualità rispetto alla quantità. E proprio sulla quantità le cifre non lasciano margine al dubbio: in Italia si beve meno e si beve meno anche in Francia e in Spagna, gli altri due “storici” paesi produttori del nettare di Bacco.
E voi? Che ne pensate della vendita di vino al bicchiere? Avete mai approfittato di questa possibilità? Apprezzate i locali che la propongono?

A Carnevale ogni vino vale?

4 febbraio 2013

Coriandoli, maschere, stelle filanti: è iniziato il periodo più giocoso dell’anno! Ma a Carnevale ogni vino vale? La tradizione gastronomica di questo periodo vede tra i protagonisti più importanti i dolci, semplici o farciti, morbidi o croccanti, ma soprattutto fritti e cosparsi di zucchero. Da nord a sud ogni zona d’Italia ne ha di propri, dalle bombe ripiene siciliane alla cicerchiata tipica di Abruzzo, Marche e Molise, dalle castagnole della Romagna ai tortelli di marmellata emiliani, dalle zeppole della Campania alle fritole veneziane. Ma ci sono anche dolci comuni a più regioni, semplicemente indicati  con nomi differenti: è il caso delle chiacchiere, chiamate anche cenci, frappe, graffe, bugie, fiocchetti, cróstoli o maraviglias. I dolci, come si sa, trovano il loro accompagnamento ideale nei vini dolci, quelli di carnevale, caratterizzati da una forte componente zuccherina, ben si sposano a fresche bollicine (moscato, malvasia ma anche prosecco) e a passiti importanti.
E voi? Quali sono i “vostri” dolci di Carnevale? E con quali vini li accompagnate?

Inverno, i mali di stagione si combattono a tavola… E con l’aiuto del vino!

28 gennaio 2013

In inverno i mali di stagione si combatto a tavola: un valido aiuto contro tosse, raffreddore e influenza è infatti un’alimentazione ricca di vitamine, fibre, ferro, sali minerali e sostanze antiossidanti, in grado di rafforzare le difese immunitarie e sbarrare l’accesso a virus e batteri. Lo ha ricordato recentemente anche Coldiretti, invitando a mettere in tavola frutta e verdura di stagione, cereali integrali, legumi, e la giusta dose di proteine derivanti da carne rossa e bianca e pesce. E noi, curiosando in rete, abbiamo scoperto che anche il vino, se unito a estratti di frutta o erbe, può darci una mano per superare i mali di stagione: un rosso con foglie di centella asiatica stimola la circolazione, con succo di mirtillo aiuta a riequilibrare l’intestino, mentre con noci, nocciole e mandorle acuisce concentrazione e memoria. Il bianco invece si sposa con gemme di pino silvestre per combattere la tosse, mentre unito alle foglie di frassino è un valido aiuto contro i reumatismi. E voi? Conoscevate questo impiego del vino? Usate rimedi “naturali” contro i mali di stagione?

Non solo vino: dall’olio al biocarburante, della vite non si butta niente!

22 gennaio 2013

Non solo vino. Della vite non si butta via niente: dall’olio al biocarburante, sono tanti gli impieghi per le diverse parti che compongono questa pianta. Oltre al vino e ai derivati della vinificazione infatti, è possibile ottenere biocarburante dai tralci e già da alcuni anni i vinaccioli vengono sfruttati per produrre olio che pare sia ottimo impiegato a crudo in cucina. Ampio è inoltre il suo utilizzo nella cosmetica, ambito in cui viene fatto anche largo uso dell’uva, grazie alla sua ricchezza di polifenoli, flavanoidi e resveratrolo ad azione antiossidante e rigenerante, che la rendono ideale per produrre bagnoschiuma, maschere, creme etc. Sempre parlando di bellezza, viene usato anche il “prodotto principe” della vite: dalla vinoterapia, ideata a Bordeaux e giunta da noi sulla scia del suo successo, fino ad arrivare al dentifricio al vino, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Potremmo quasi dire che la vite è una pianta “100% utilizzabile”, ben adatta alla necessità di ridurre sempre più l’impatto sull’ambiente limitando la produzione di scarti.
E voi? Sapevate di questi prodotti? Li avete mai utilizzati?