I wine cocktail, una tradizione nazionale

I puristi arricciano sicuramente il naso, quando addirittura non inorridiscono, al solo accenno di miscelare il vino. Sembra però che il nostro Paese vanti in questo ambito una delle pratiche (o arti) più antiche, tornata ora alla ribalta coi cocktail a base di vino.
La storia inizia nell’Antica Roma, dove i vini venivano allungati con acqua di mare per aumentarne la sapidità o venivano conciati con miele e spezie con l’ottenimento di una sorta di punch ante-litteram o  dove ancora era diffuso l’uso del Posca, un dissetante a base di vino in acetificazione allungato con acqua.
Da quest’ultima usanza deriverebbe quella consuetudine, registrata nelle campagne fino ai primi del Novecento, di consumare una bevanda ottenuta miscelando acqua, aceto e zucchero. All’acqua sono poi subentrate le bevande gassate, con la diffusione in prevalenza nel Sud dell’Italia del binomio vino-gassosa e nel Nord di quello vino bianco-acqua gasata.
Quest’ultimo, preso in prestito dagli Austriaci – che erano soliti allungare in questo modo i vini italiani per renderli  frizzanti e meno robusti, aggiungendovi anche una fetta di limone, talvolta spremuta, per renderli anche nel gusto più vicini ai loro – ha portato alla nascita di uno dei cocktail a base di vino più noti e consumati: lo Spritz (termine che si traduce come “spruzzare”, tenuto conto  che l’allungamento del vino veniva fatto usando il sifone o la pistola da selz); un cocktail evolutasi poi nel tempo e diffusosi  in molte altre aree d’Italia con nomi diversi:  significativo il Mezzo e Mezzo partenopeo, ad indicare l’uso di una pari quantità di acqua di soda e vino bianco.
Alla tradizione invece di aromatizzare il vino con la frutta, molto diffusa in Piemonte, si deve sicuramente  la nascita a Venezia nel 1948 di un altro conosciutissimo cocktail: il Bellini, capostipite degli “sparkling” italiani, preparato con succo di pesca bianca. A questa famiglia appartengono il Mimosa con spremuta d’arancia, il Tiziano con uva fragola, il Tintoretto con succo di melagrana, il Puccini con succo di mandarino e il Rossini preparato con le fragole.. insomma cocktail per tutti i gusti. E voi?

8 Commenti a “I wine cocktail, una tradizione nazionale”

  1. Sara scrive:

    Adoro lo spritz, ne berrei uno tutti i giorni se si potesse! :-)

  2. Mirco scrive:

    Preferisco un bel bicchiere di bianco secco ai vari “mescoloni”!

  3. betty scrive:

    Il mimosa è il mio preferito, lo trovo perfetto per l’aperitivo, soprattutto d’estate. Non ho mai sentito nominare il Tintoretto, sarei curiosa, chissà se è troppo dolce visto il succo di melograno…

  4. Cecilia scrive:

    Trovo che siano sempre tutti molto dolciastri, quindi sono per il vino “puro”… Ad eccezione dello spritz: quello è favoloso!

  5. paroletta scrive:

    devo essere sincera: non li amo particolarmente. continuo a pensare che l’aperitivo perfetto per me sia un calice di un buon prosecco.

  6. Nicoletta scrive:

    Per me questa è proprio la stagione da Rossini, lo adoro!

  7. Mattia scrive:

    Dico no ai cocktail, tutti! un bel bianco secco freddo o un corposo rosso fanno molto più felice il palato!

  8. ma credo proprio che lo spritz sia uno dei migliori!

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