Aumentano i giovani agricoltori

Dimentichiamo l’anziano contadino che da decenni è nel nostro immaginario: oggi più che mai, l’agricoltura è giovane, anzi giovanissima. Lontani dagli schemi di un’economia in stato di senilità avanzata e di rappresentanti istituzionali che accusano le nuove generazioni di essere troppo “choosy”, il numero degli under 30 che scelgono di avviare un’attività nel settore agricolo è in costante aumento. Soltanto nel secondo trimestre del 2012, infatti, è stato registrato un aumento delle imprese individuali pari al 4,3 per cento, sommandosi alle 62mila già attive sul territorio nazionale. Ma qual è il profilo dei nuovi agricoltori? Secondo l’indagine Coldiretti/Swg, si tratta di giovani in possesso di una scolarità medio-alta (36,5 per cento laureati; 56 per cento diplomati), con una forte attitudine all’innovazione, coinvolti in un processo dinamico di unione fra il recupero delle tradizioni e l’adesione ai più recenti protocolli della green economy. Metà dei giovani tra i 18 ed i 34 anni preferisce gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in banca o in una multinazionale. Una vita più sana, maggior libertà e autonomia e la voglia di abbandonare le città sono le motivazioni più frequenti.
E voi avete mai pensato di abbandonare tutto e (ri)tornare alla terra? E di intraprendere così le “nuove professioni verdi”?

26 Commenti a “Aumentano i giovani agricoltori”

  1. rose scrive:

    Terre del Prosecco è iniziativa di tre amici (Alberto, Enzo, Gabriele) che guidati dalla passione e dalla competenza hanno il desiderio di divulgare a quanti più persone possibile la più vera ed intrigante natura del fenomeno Prosecco. A catalogo trovi prodotti non disponibili nella grande distribuzione ma le eccellenze di una cultura e di una tradizione enologica spesso troppo bistrattata da prodotti non all’altezza.

    http://www.terredelprosecco.it?a_aid=50bbba3a91a73&a_bid=1d3ff98c

  2. paroletta scrive:

    sì che ci ho pensato! e tuttora ci penso. non è facile ma è un’idea che, sinceramente, mi piace assai.

  3. cesare scrive:

    Io ci ho pensato, ma conoscendomi non credo che resisterei. Ci vuole tanta, tanta fatica e poi sono convinto che mi mancherebbero tutte le comodità – e anche un po’ il caos – della città. Però due o tre mesi l’anno in campagna me li farei volentieri, per tornare ad apprezzare i prodotti coltivati con la propria fatica!

  4. Cecilia scrive:

    Un agriturismo in montagna sarebbe il mio sogno! purtroppo per iniziare questo tipo di attività ci vogliono disponibilità economiche che non avrò mai…

  5. Roberto scrive:

    Ho cambiato stile di vita trasferendomi in un meraviglioso luogo tra le colline tipiche della Toscanama prima di me, nove anni fa, lo hanno fatto i proprietari della tenuta dove adesso condividiamo la nostra scelta. In questi anni ho avuto modo di abbattere tutte le abitudini che io chiamo “abitudini di falsa comodità”, riprendendo contatto con la natura, la semplicità. Mi sono lasciato alle spalle molte rigidità mentali, preconcetti e schemi rigidi, imparando così a coltivare la fluidità dell’essere che significa capire che è tutto in divenire. Non so se sia una opportunità di futuro. Per me lo è, e lo è soprattutto perché vivere a contatto con la natura mi ha insegnato a non avere più una delle paure primordiali dell’uomo: la paura della morte. Questa esperienza di vita mi sta insegnando a non essere più attaccato ai beni materiali. E questo cambia l’approccio a tante cose, anche rispetto ai consumi.

  6. Clementina scrive:

    l mio svago è la campagna, sono i miei animali bene con loro e non ho bisogno di altro per essere felice.” Ho solo 25 anni e da aprile ho aperto con mia madre Luciana una piccola azienda agricola. C’è chi nasce con il sogno di fare il medico o lo scienziato e chi come me ha sempre desiderato esclusivamente la vita nei campi.
    Fin da piccola sono cresciuta in questo mondo. Ho sempre saputo che la mia strada era la campagna, gli animali, coltivare la terra e raccoglierne i frutti. Con passione e qualche sforzo economico io e mia madre siamo riuscite ad aprire questa attività. Non abbiamo beneficiato di incentivi ma ce l’abbiamo fatta lo stesso. Siamo ancora agli inizi, quello che produciamo al momento è per il nostro fabbisogno giornaliero. Per il futuro ci stiamo attrezzando per produrre formaggio da vendere e far venire i ragazzi delle scuole a visitare la fattoria. Siamo positive, ce la stiamo mettendo tutta.

  7. Cristina scrive:

    Non sono mai stata portata per lavorare sotto padrone. Amo il rischio e la precarietà del mio lavoro, che per me sono molle importanti. I giovani dovrebbero vedere nel territorio il tessuto dove investire capacità e professionalità, affinchè diventi parte di quello stile italiano che tutto il mondo ci invidia. Del resto il made in Italy è design, moda, arte, ma anche gastronomia. Alla cui base ci sono i prodotti della nostra terra. Oggi sono soddisfatta del mio lavoro!

  8. Piero scrive:

    Per compiere questo importante passo in avanti occorre fare tanta innovazione. Oggi l’agricoltura, non va più letta solo come produttrice di materia prima, ma anche trasformazione e commercializzazione. Il tutto nel nome di una maggiore redditività, necessaria per competere in un mercato sempre più globalizzato. E questo i giovani imprenditori lo hanno capito. Come me perito meccanico che da sette anni gestisce con il mio fratello Sante l’azienda agricola a Rivarolo Mantovano. Per tre anni ho lavorato in un’officina, dove sentivo di essere apprezzato, ma avevo bisogno di una molla motivazionale in più così ho deciso di mollare tutto per andare a lavorare i campi con mio fratello. E per riuscire meglio nell’impresa, ha seguito diversi corsi di formazione: dal marketing alla comunicazione fino alla vinificazione e alla gestione d’impresa. Riuscire in questo settore non è facile, per fare il salto di qualità è fondamentale una gestione di tipo manageriale e noi ci stiamo sforzando di andare in questa direzione.

  9. serena scrive:

    Salve mi chiamo Serena, laureata in economia e commercio, e all’età di 28 anni ho lasciato la banca per sviluppare la piccola proprietà di famiglia nella zona del Castelli romani. Dopo la laurea sono entrata in Banca di Roma, dove ho lavorato all’ufficio cambi. Un’ esperienza molto importante, che mi ha fatto anche viaggiare: ho passato due mesi a New York e sei mesi a Londra, ma quando ho visto che venivano assunti molti giovani laureati in matematica e fisica da destinare alle sale di contrattazione, ho capito che qualcosa stava cambiando e ho preferito mollare per dedicarmi all’azienda vinicola dei miei genitori, anche perché credo nelle sue potenzialità. La nostra azienda si estende su 14 ettari coltivati a uva nel territorio di Grottaferrata, che fa parte della zona Doc Frascati. Ma produciamo anche una serie di vini Igt. Centomila le bottiglie che ogni anno escono dall’azienda per un fatturato di 500mila euro, il 25% realizzato sui mercati esteri. Nei prossimi anni intendiamo ampliare la quota dedicata all’estero Stati Uniti, ma anche mercati dell’est ed asiatici. Oggi sono felice!

  10. Nicoletta scrive:

    Ho troppa paura di fare una scelta del genere perchè penso che seguirei molto più l’emotività che non le mie reali capacità. Con il cuore vorrei tanto avere un piccolo agriturismo, magari in terra umbra, lo vedo, picco, “cozy” come dicono gli inglesi, con galline, capre, mucche e un bell’orto… Ma poi penso “mamma mia e quando mai puoi prendere un giorno di pausa occupandoti di una cosa del genere?” e penso al mio caldo e confortevole ufficio dove lavoro 8 ore al giorno (sì, sono una privilegiata, lo so) e dove poi quando stacco stacco… E penso che la campagna e la vita bucolica sono bellissime da godersi in vacanza! :-)

  11. Enrico scrive:

    Io l’ho fatto! Con la mia bella laurea in legge perfettamente entro i tempi, il praticantato in uno studio legale e l’esame superato al primo tentativo… Ho mollato tutto e mi sono indebitato fino alla fine dei secoli insieme alla mia compagna per aprire un minuscolo agriturismo nel vercellese, con piccola azienda agricola connessa. I sacrifici sono tanti, la crisi morde davvero e il settore turistico ne risente, ma noi non demordiamo e nel frattempo ci proponiamo come ottima occasione di comprare ortaggi direttamente dal produttore a prezzi molto convenienti, partecipiamo ai mercati di filiera corta, contattiamo le scuole per proporci come meta di gita educativa… Insomma ci vuole fantasia e coraggio, tanto, e duro lavoro, però almeno lavoriamo per qualcosa di nostro e che ci permette di rimanere a contatto con la natura.

  12. Serena scrive:

    Amo troppo le comodità della vita in città, la gente, le cose che è possibile fare e tutto il resto, però allo stesso tempo amo il contatto con la natura, la terra, il veder crescere qualcosa che ho contribuito a far nascere… Per questo appena posso scappo in campagna da mio zio, lui non l’ha scelto di fare il contadino, ma ha con lui ad aiutarlo nella gestione della sua mini azienda un ragazzo di 28 anni che ha mollato medicina e che spera un giorno di poter avere un’impresa agricola tutta sua: a sentirlo parlare con tutto quel desiderio passione e netusiasmo per un attimo la città smette di luccirare!

  13. vittoria scrive:

    Quella dell’agriturismo è una mia fissa da qualche anno a questa parte, purtroppo al momento non ci sono le condizioni economiche per concretizzare nulla, però cerco intanto di “prepararmi” autoformandomi in marketing turistico… A me non fa paura l’idea di indebitarmi per anni nè la fatica per tirare su e mandare avanti quel tipo di attività… Noi non siamo choosy, ma se le banche non ci concedono finanziamenti, come facciamo a metterci in proprio?

  14. Rosy scrive:

    Io ho aiutato tante estati mio nonno con al sua piccola attività agricola, non scherziamo, mille volte meglio il mio attuale lavoro da precaria! Tanto anche in agricoltura sempre in balia di qualcosa di “altro” sei… Da uan parte è “il capo”, dall’altra le condizioni meteo…

  15. Vanessa scrive:

    Io amo la campagna.!!! La fatica è qualcosa a cui non siamo più abituati, e in campagna si fatica tanto, spesso senza vedere grandi risultati. Certo che quando i risultati si vedono, quando si comincia a raccogliere qualcosa nell’orto, quando si assaggiano le uova delle proprie galline, o il vino prodotto con le nostre uve, allora la soddisfazione è tanta, anche se magari in termini economici il guadagno non è remunarativo della fatica fatta. Mettiamola così: c’è chi paga per fare fatica in palestra, mentre in campagna non costa niente!

  16. Piero scrive:

    Quando pensa alla campagna o alla montagna, la maggior parte delle persone che vivono in città pensa alla toscana del Chianti, ai casali nelle Marche, alle immagini stereotipate e patinate che passa la pubblicità. In realtà la maggior parte degli italiani conosce pochissimo il proprio paese, e lo frequenta poco, fatte salve le località rese note dal turismo di massa. Chi conosce l’alta val Tanaro in Piemonte, o la val d’Aveto in Liguria, oppure la Carnia o le Alpi Giulie in Friuli? Non parliamo poi dell’Appennino: quanti sono stati in Aspromonte, o sulle Dolomiti lucane, o sulle dolci colline della Daunia tra Molise e Puglia? Il nostro è un paese da riscoprire, oltre che da ripopolare, laddove l’emigrazione ha portato via la gente.

  17. Achille scrive:

    Sei giovane e vuoi diventare viticoltore, comprandotiun vigneto da un produttore over 55 che non ha eredi e ha deciso di lasciare? In Francia puoi contare su un sistema di aiuti pubblici, gestiti dalle regioni. L’ultimo accordo è stato sottoscritto dalla regione del Bordeaux (l’Aquitania) con il sostegno del ministero dell’Agricoltura e prevede, appunto, il sostegno di Safer nel “passaggio del testimone” da vecchi a giovani vigneron. E in Italia??!!!???

  18. Grazia scrive:

    Penso che prima o poi a chi vive in città venga la voglia matta di fuggirne,tagliare i ponti con il caos,lo smog,lo stress e..trasferirsi in campagna. Alcuni che conosco lo hanno fatto ,e a volte anche in modo drastico: famiglia,lavoro,tutto…via trasferimento completo; altri son andati a vivere proprio in “aperta campagna”, quelle zone per capirci dove il vicino più vicino è a 1 km. E c’è pure chi ha cambiato anche del tutto professione… sempre in chiave “agreste” …
    Non sempre però mi pare che queste fughe dalla città danno gli esiti sperati …parlo per quel che vedo con amici,conoscenti: dopo il periodo iniziale,quello dei messaggini entusiastici a noi poverini rimasti in città a base di “qui è tutto un altro vivere” , descrizioni bucoliche ecc. ecco spuntare i primi sintomi critici, “sì, è bello,però …” , ” c’è un gran daffare, non pensavo,sai, qui …”, qualche disillusione, se non noia o piena crisi “di rigetto” …
    Penso sia inevitabile, è difficilissimo e forse assurdo , credo, pensare di inventarsi da un momento all’altro uno stile di vita molto diverso da quello abituale ..e credere che la vita di campagna sia tutta rose e fiori come la si immagina “da cittadini” …

  19. Elena scrive:

    beh.io vivevo in città pieno centro sino a 10 anni fa…mi ero sempre chiesta come sarebbe stato vivere “fuori”……francamente mi spaventava….ormai, ero nata e cresciuta lì….ero talmente abituata a rumori di ogni genere: aerei sopra la testa, camion a tutte le ore, clacson ecc…poi, come detto, 10 anni fa, la svolta….necessità ha voluto che mi trasferissi in un luogo decisamente diverso e molto più tranquillo…..paura!!! come avrei fatto a dormire con tutto quel silenzio? giorni prima del trasloco panico totale….sono stata persino tentata di registrarmi i rumori..per riascoltarli la notte così da conciliarmi il sonno!!!!!invece ….il risultato è stato che…già dalla terza mattina al risvegliarmi con cornacchie e uccellini di vario genere.cresceva la tentazione di armarmi di fucile a pallettoni!!!

    ahahhahahahahah incredibile, facevano più casino loro dei camion!!! ora a distanza di anni posso dire che ci sto bene, gli uccellini ho imparato ad apprezzarli e giuro non ne ho mai ammazzato uno!!! l’unica cosa forse, la distanza dalla città, ma …facendo le debite proporzioni…..non ci ho certo rimesso!!!! ora posso dire quando torno a casa………ahhhhhhhhhhhhhh pace!!!!!!

  20. claudia scrive:

    Io sono cresciuta in campagna, e adesso vivo in città (una splendida città! Dopo tanti anni, ancora non finisco mai di ammirarne la bellezza, per cui potete immaginare quanto mi piaccia!) Ma la campagna.. mi chiama! So che prima o poi ci tornerò, perché nonostante in questa mia meravigliosa città io stia molto bene, mi manca moltissimo il verde, il giardino, lo spazio per fare dei lavoretti fuori, la libertà di vivere senza condomini sotto, sopra e di fianco.. Sicuramente in campagna c’e’ molto da fare, lo so perché essendoci cresciuta ho ben presente quanto lavoro dia anche solo un bel giardino grande.. dare l’acqua dappertutto (d’estate vi garantisco che diventa una necessita’ quotidiana), tagliare l’erba, strappare le erbacce, fare i trattamenti, potare, preparare la terra, ecc ecc.. se ci aggiungi pure orto e frutteto il tutto si moltiplica! Pero’ vuoi mettere la sera, quando nella luce rosa/dorata appena prima del tramonto ti siedi all’aperto, annusando i profumi dei fiori e delle erbe? Quando piove, e poi vai fuori e senti l’odore della terra bagnata? Quando esci a passeggiare nella foschia, e tutto e’ silenzioso, misterioso e ovattato?
    Mmm.. tornerò, tornerò!!

  21. Serena scrive:

    ciao bell’argomento io in campagna ci son nata e ci vivo da sempre. Oggi però è stata una giornata pesante e non è ancora finita. Amo il mio orto completamente bio, è una gran soddisfazione Anche se viene un gran mal di schiena, la raccolta sotto il sole è massacrante, che bisogna strappare le erbacce. Il fatto è che io ci son nata, non ho scelto la campagna è lei che ha scelto me…I miei nonni erano contadini, così ci siamo ritrovati vigneti, campi, prati, boschi. Non abbiamo voglia di vendere … a noi piace così …. A mio marito continuano a venire idee strampalate … fortuna ci sono io che le smorzo sul nascere… c’era un periodo che si era fissato con le capre per fare i caprini (aveva frequentato un corso per fare il formaggio..ma poi non se ne è fatto più niente..). Poi ha voluto comprare altro terreno per fare una piantagione di mirtilli … altra idea bocciata … (prima o poi in quel terreno ci metto un cavallo …!). Con l’apicoltura non ha sentito ragioni …

  22. Luciana scrive:

    Anch’io sono cresciuta in campagna… fino a 19 anni in un paesino sperduto di 1000 abitanti nemmeno, casa circondata da campi di grano e granoturco e di fronte collina con boschi.. ho dei bei ricordi delle passeggiate in collina con il cane, dei giri in bicicletta con i miei cugini a raccogliere le more… avevamo l’orto dietro casa con alberi da frutto, praticamente mangiavamo ciò che producevamo! nell’orto, in un recinto, a mio padre è venuta anche l’idea di mettere prima due caprette, che poi hanno fatto i piccoli, e poi le oche, in modo che brucassero l’erba e non ci fosse bisogno di tagliarla! poi avevamo, da un’altra parte, i conigli… e anche in questo caso ricordo l’emozione di quando ha visto sbucare dal mucchietto di pelo della mamma, i coniglietti, ancora con gli occhi chiusi..!!! avevo un cortile grande col giardino per giocare e fare le gare con la bicicletta… eppure, crescendo, non vedevo l’ora di andare via, in paese non mi trovavo bene e invidiavo tanto i miei compagni di scuola che vivevano in “città” (per me era grande, c’erano 25000 abitanti!!!) o nelle zone vicine, che avevano la comodità di un autobus che in 5-15 minuti li portava in centro, dove c’era la possibilità di incontrarsi, andare a prendere un gelato insieme, fare le “vasche” nel corso principale e vedere le vetrine!!! dove abitavo io non c’erano queste possibilità: la “città” più vicina e comoda da raggiungere era a 25 km, non c’erano mezzi pubblici per raggiungerla, se non un autobus di linea che faceva la corsa al mattino per portare gli studenti e i lavoratori (e ci impiegava circa un’ora) e poi 2 o 3 corse nel pomeriggio per riportarli a casa… gli altri centri nei dintorni non erano serviti da nessun mezzo… in paese c’erano 2 negozi di alimentari, la posta, un bar, un macellaio (che poi ha chiuso) e stop… negli ultimi anni hanno aperto anche una banca e una farmacia… wow!!! … e io ho iniziato a non trovarmi bene, a non vedere l’ora di uscire da quell’ambiente…

    Con l’occasione di frequentare l’università, ho deciso di venire in toscana, al mare, dove l’anno prima i miei genitori avevano acquistato una casetta… anche qui non sono in città, ho un piccolo giardino, posso fare lunghissime passeggiate sia a piedi che in bici, d’inverno non c’è quasi nessuno e tanti negozi sono chiusi, ma d’estate si riempie di turisti e persone che hanno la casa per le vacanze, è comunque un posto tranquillissimo, sento il cinguettio degli uccelli e ci sono grandi pinete… però se un giorno ho voglia di vedere “vita”, in 10 minuti arrivo in un centro grande con negozi di tutti i tipi e tanta gente, o mi sposto un po’ di più e in treno arrivo in città…

    Ora che mi dovrò rispostare e andrò, forse, a vivere in città (seppur piccola), sicuramente soffrirò il fatto di abitare in condominio e la mancanza di libertà che questo comporta, oltre al traffico e a tante altre cose…

    Tutto questo discorso (e ricordi!) per dire che secondo me bisogna tener conto di tanti fattori… il grado di “isolamento”, il tipo di natura che si ha intorno, il clima e, forse soprattutto, le relazioni umane che si riescono a creare.

  23. Giovanna scrive:

    io dalla campagna sono fuggita di corsa appena compiuti 18 anni e vi assicuro che non ci tornerei. Non è certo tutto quell’idillio che pensate… I ritmi sono siì totalemnte diversi, ma serratissimi, ci si alza all’alba per andare a letto comunque tardi e la fatica spezza la schiena. Spesso poi si investe tanti soldi ed energie in un raccolto e le condizioni meteo avverse mandano tutto a carte 48 … No, davvero, sto bene in città, grazie.

  24. Deborah scrive:

    Ci ho pensato spesso a quanto sarebbe bello avere un piccolo agriturismo possibilmente con colture biodinamiche in Trentino, a fondovalle, con mucche, capre, pecore, galline e magari qualche filare d’uva. Poi parlo con chi già lo fa di mestiere altrove e mi racconta la fatica e le poche gratificazioni e soprattutto i pochi incentivi che ha a livello di stato, regione, provincia e comune, e poi penso che oggi non c’è nessuna banca che scommette sui giovani e li aiuta a partire con prestiti e mutui davvero agevolati e niente, mi rimetto la mia cuffia e torno al mio lavoro in call center…

  25. paolo scrive:

    Secondo me molti che hanno voglia di avere una attività agricola propria non hanno idea dei sacrifici e dell’impegno richiesti… L’ho visto succedere alla mia ex, tutto un elogiare la vita rurale, poi quando all’atto pratico ha ereditato il piccolo podere della zia e ha provato ad avviare la sua attività… Beh, l’arcadia si è trasformata in incubo e proprio un paio di mesi fa ha venduto tutto ed è tornata a Milano di corsa.

  26. silvia scrive:

    Conoscendomi so già che non sarebbe il tipo di vita adatto a me… Però per soddisfare le mie “voglie agresti” faccio l’orto in balcone… E anche con buoni risultati! :-) ))

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