Archivio di aprile 2013

Bianco, rosso, rosato e… “orange”!

lunedì, 29 aprile 2013

Curiosando qua e là, abbiamo scoperto, con non poca sorpresa, che esiste una categoria di vini di cui ignoravano completamente l’esistenza: gli “orange”.
Si tratta di una categoria non ancora riconosciuta ufficialmente come tale, entrata pare a far parte dell’universo enoico del nostro Paese da una decina di anni, ottenuta con tecniche di vinificazione legate a vecchie tradizioni contadine o prese in prestito da altri Paesi.
Si tratta di vini bianchi fermentati e affinati sulle bucce, perciò definiti qui da noi “macerativi” e all’estero, appunto, “orange”. In pratica un produttore dalle stesse uve con cui magari produce un “classico” vino bianco ottiene un vino totalmente diverso affidandosi ad una tecnica produttiva altrettanto diversa .
Come in tutte le questioni ci sono i favorevoli e i contrari, questi ultimi ritenendo in particolare che la macerazione appiattisca tutte quelle peculiarità che vengono conferite al vino dal terroir di provenienza e/o dal vitigno.
Di fatto con quella che risulta essere una “vinificazione delle uve bianche in rosso”, vale a dire con un contatto più o meno lungo delle bucce col mosto in fermentazione, si ottengono dei vini decisamente diversi da quelli che conosciamo abitualmente, in particolare dei vini con una componente acida decisamente ridotta.
Comunque per quanto possa risultare ancora poco usuale, questo tipo di vinificazione è stato reintrodotto dai produttori di Ribolla Gialla in Friuli ma anche da altri di angoli diversi della nostra penisola, dall’Emilia, alle Marche, dalla Liguria alla Sicilia.
E voi? Ne conoscevate l’esistenza? Avete mai avuto la possibilità di assaggiare un vino “orange”? Che ne pensate?

I wine cocktail, una tradizione nazionale

lunedì, 22 aprile 2013

I puristi arricciano sicuramente il naso, quando addirittura non inorridiscono, al solo accenno di miscelare il vino. Sembra però che il nostro Paese vanti in questo ambito una delle pratiche (o arti) più antiche, tornata ora alla ribalta coi cocktail a base di vino.
La storia inizia nell’Antica Roma, dove i vini venivano allungati con acqua di mare per aumentarne la sapidità o venivano conciati con miele e spezie con l’ottenimento di una sorta di punch ante-litteram o  dove ancora era diffuso l’uso del Posca, un dissetante a base di vino in acetificazione allungato con acqua.
Da quest’ultima usanza deriverebbe quella consuetudine, registrata nelle campagne fino ai primi del Novecento, di consumare una bevanda ottenuta miscelando acqua, aceto e zucchero. All’acqua sono poi subentrate le bevande gassate, con la diffusione in prevalenza nel Sud dell’Italia del binomio vino-gassosa e nel Nord di quello vino bianco-acqua gasata.
Quest’ultimo, preso in prestito dagli Austriaci – che erano soliti allungare in questo modo i vini italiani per renderli  frizzanti e meno robusti, aggiungendovi anche una fetta di limone, talvolta spremuta, per renderli anche nel gusto più vicini ai loro – ha portato alla nascita di uno dei cocktail a base di vino più noti e consumati: lo Spritz (termine che si traduce come “spruzzare”, tenuto conto  che l’allungamento del vino veniva fatto usando il sifone o la pistola da selz); un cocktail evolutasi poi nel tempo e diffusosi  in molte altre aree d’Italia con nomi diversi:  significativo il Mezzo e Mezzo partenopeo, ad indicare l’uso di una pari quantità di acqua di soda e vino bianco.
Alla tradizione invece di aromatizzare il vino con la frutta, molto diffusa in Piemonte, si deve sicuramente  la nascita a Venezia nel 1948 di un altro conosciutissimo cocktail: il Bellini, capostipite degli “sparkling” italiani, preparato con succo di pesca bianca. A questa famiglia appartengono il Mimosa con spremuta d’arancia, il Tiziano con uva fragola, il Tintoretto con succo di melagrana, il Puccini con succo di mandarino e il Rossini preparato con le fragole.. insomma cocktail per tutti i gusti. E voi?

Vino barricato o “nature”?

lunedì, 15 aprile 2013

La kermesse vinicola più importante del nostro Paese, il Vinitaly, ha appena spento i propri riflettori e noi, reduci da una serie di assaggi, ci siamo resi conto che uno degli argomenti che continua ad infervorare chi in qualche modo è protagonista delle vicende enologiche nazionali rimane l’uso della tecnica della barrique  (termine francese che indica una botte di legno di rovere da 225 litri).
L’affinamento dei vini nelle barriques è una tecnica in uso da una ventina di anni qui in Italia, da molto più tempo in Francia – paese da cui proviene anche quel legno con cui le barriques stesse vengono costruite, considerato di particolare pregio per le caratteristiche che trasmette al vino, il rovere (quercia) del Massiccio Centrale.
Il dibattito però coinvolge anche i consumatori: vino barricato o senza passaggio in legno (“nature”)?
Sembra assodato che la stragrande maggioranza  preferisca i vini barricati (con riferimento particolare ai vini rossi) e questo per il gusto di ritrovarvi determinati sentori quali la vaniglia, il cioccolato, il tabacco, la cannella e altri ancora, dovuti proprio alla tostatura del legno, e comunque profumi complessi e persistenti, uniti a tannini resi “eleganti”. Non dimentichiamo però anche l’altra faccia della medaglia: l’uso smodato del legno finisce per omologare tutti i vini a prescindere dalle uve utilizzate e dal territorio di provenienza.
E voi? Quali sono le vostre preferenze?  Vino barricato o “nature”?

Vinitaly alle porte… Tutti in partenza!

giovedì, 4 aprile 2013

Manca ormai poco alla grande “maratona veronese” del vino italiano.  Da domenica 7 a giovedì 10 aprile si tiene a Verona la 47esima edizione di Vinitaly, uno tra i più importanti appuntamenti internazionali del vino e il principale a livello nazionale, la più grande vetrina per i prodotti vitivinicoli italiani, dove si incontrano produttori e buyers provenienti da tutto il mondo. Dal 1967 si svolge con cadenza annuale e negli ultimi anni ospita anche spazi dedicati all’olio di oliva e ad apparecchi utilizzati nella vinificazione. Tra le novità di quest’anno, Vinitaly Wine Club, piattaforma online per il commercio elettronico del vino, e un’attenzione particolare all’export, soprattutto verso i mercati emergenti come quello della Cina, presente in fiera con una delegazione del ministero del Commercio. Con più di 4mila espositori e circa 140mila visitatori nell’ultima edizione tra produttori, importatori, distributori, ristoratori, giornalisti specializzati, blogger, enologi, tecnici e appassionati, Vinitaly “trasforma” Verona in una vera e propria “città del vino”: oltre a degustazioni e presentazioni di nuovi vini ed etichette all’interno dello spazio espositivo, aziende e produttori affittano locali e organizzano eventi in centro e nei dintorni, sempre all’insegna del bere bene. E voi? Siete mai stati a Vinitaly? Avete avuto modo di scoprirvi qualche cosa di particolare? Cosa pensate di questo tipo di appuntamento?