Archivio di febbraio 2013

Packaging, quanto conta la presentazione di una bottiglia?

martedì, 26 febbraio 2013

Tradizione o innovazione? Parlando di packaging delle bottiglie di vino il dilemma si pone. In questo ambito c’è chi ogni anno vorrebbe introdurre elementi nuovi e chi non ama troppo i cambiamenti, soprattutto quando si parla di marchi storici. È successo al Chianti Classico, il cui logo rappresenta l’identità di uno dei territori del vino più famosi al mondo. Dopo quasi un secolo il Consorzio varia il design dello storico marchio: al centro il gallo canta e gonfia il petto, mentre il colore intorno è più vivace. Divampa la discussione tra “innovatori” e “tradizionalisti”, mentre dal Consorzio si dicono sicuri che con questo restyling il Chianti Classico sarà in grado di affrontare le nuove sfide del futuro ed essere più forte davanti alla crescente concorrenza internazionale.
In tema di packaging, il connubio con la bottiglia deve essere perfetto quando si tratta di vendere il vino. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Marketing Theory and Practice infatti, in questo ambito il ruolo maggiore nella scelta del consumatore non lo giocano la qualità o il vitigno ma proprio l’etichetta, elemento fondamentale per catturarne l’attenzione. I produttori lo sanno bene, tanto che in questo senso il mondo del vino non manca certo di creatività: ci sono etichette dai colori vivaci, etichette bizzarre, quelle storiche e ancora quelle disegnate da artisti di fama internazionale. È stato anche istituito un prestigioso premio dedicato al design del vino, il Concorso Internazionale di Packaging, organizzato nell’ambito del Vinitaly e giunto alla 18esima edizione.
E voi? Prestate attenzione al packaging? Avete mai scelto una bottiglia semplicemente per la sua etichetta?

Dal sughero al silicone, uno sguardo al mondo dei tappi

mercoledì, 20 febbraio 2013

Recuperare i tappi di sughero usati per riutilizzarli in altri settori, come ad esempio la bioedilizia. È il progetto “Salvasughero”, presentato in questi giorni nell’ambito dell’Anteprima 2013 del Vino Nobile di Montepulciano (Siena) per riciclare i tappi fatti di questo materiale, ormai sempre più raro. Da questa originale iniziativa prendiamo spunto per uno sguardo al mondo dei tappi. Il tappo costituisce una componente importante del vino in bottiglia e per non ritrovarsi con “brutte sorprese” è necessario che sia di ottima qualità. Per i vini destinati a prolungati affinamenti si tende a prediligere il tappo di sughero, che permette un piccolo scambio di ossigeno con l’esterno. Per evitare il “sentore di tappo” in cui a volte si può incorrere aprendo una bottiglia è però necessario prestare particolare attenzione alla qualità di questo prodotto, dalla materia prima di cui è fatto a come viene conservato fino al vero e proprio processo di tappatura. Per rossi e bianchi “di pronta beva” o che comunque vengono consumati entro i 2-5 anni, si rivelano adattissimi i tappi sintetici. Questi   in quanto non traspiranti permettono di evitare il “sentore di tappo”, ma  la loro minore elasticità rispetto al sughero richiede una maggior precisione di accoppiamento con la bottiglia in fase di tappatura. Esistono poi i tappi a vite per bottiglie con una speciale filettatura, che per garantire una chiusura ottimale devono contenere molta plastilina nel disco di contatto, con il rischio di trasmettere odori sgradevoli al vino. Sulla loro tenuta nel tempo non esistono al momento molti studi. Ed infine ci sono i tappi a corona, usati con bottiglie speciali – per esempio nella produzione dello Champagne e degli spumanti durante la fase della seconda fermentazione – i quali come quelli a vite contengono plastilina e sulla cui tenuta con il passare dei mesi non sono disponibili ricerche.
E voi? Conoscete qualche curiosità o particolarità sui tappi? Nell’acquisto del vino in bottiglia il tipo di tappo utilizzato orienta la vostra scelta?

Nuovi stili di consumo: il vino al calice

mercoledì, 13 febbraio 2013

Cambia la modalità di bere vino e si afferma un nuovo stile di consumo: il vino al calice. Grazie all’evoluzione della tecnologia che oggi permette di conservare per giorni le bottiglie stappate mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche del vino, questa modalità di consumo sta facendo registrare un’affermazione sempre maggiore sia nel settore della mescita e della degustazione che in quello della ristorazione. La vendita del vino al calice rende indubbiamente accessibili in termini di prezzo anche le etichette più pregiate, spesso troppo costose per molti, oltre a consentire una maggior possibilità di scelta sia nelle degustazioni che negli abbinamenti con le diverse portate all’interno di uno stesso pasto. Si assiste dunque all’affermarsi di una modalità di consumo del vino che privilegia la qualità rispetto alla quantità. E proprio sulla quantità le cifre non lasciano margine al dubbio: in Italia si beve meno e si beve meno anche in Francia e in Spagna, gli altri due “storici” paesi produttori del nettare di Bacco.
E voi? Che ne pensate della vendita di vino al bicchiere? Avete mai approfittato di questa possibilità? Apprezzate i locali che la propongono?

A Carnevale ogni vino vale?

lunedì, 4 febbraio 2013

Coriandoli, maschere, stelle filanti: è iniziato il periodo più giocoso dell’anno! Ma a Carnevale ogni vino vale? La tradizione gastronomica di questo periodo vede tra i protagonisti più importanti i dolci, semplici o farciti, morbidi o croccanti, ma soprattutto fritti e cosparsi di zucchero. Da nord a sud ogni zona d’Italia ne ha di propri, dalle bombe ripiene siciliane alla cicerchiata tipica di Abruzzo, Marche e Molise, dalle castagnole della Romagna ai tortelli di marmellata emiliani, dalle zeppole della Campania alle fritole veneziane. Ma ci sono anche dolci comuni a più regioni, semplicemente indicati  con nomi differenti: è il caso delle chiacchiere, chiamate anche cenci, frappe, graffe, bugie, fiocchetti, cróstoli o maraviglias. I dolci, come si sa, trovano il loro accompagnamento ideale nei vini dolci, quelli di carnevale, caratterizzati da una forte componente zuccherina, ben si sposano a fresche bollicine (moscato, malvasia ma anche prosecco) e a passiti importanti.
E voi? Quali sono i “vostri” dolci di Carnevale? E con quali vini li accompagnate?