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	<title>Il blog di Vino e Giovani</title>
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		<title>I primi 50 anni delle DOC (1963 – 2013)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lunga storia quella delle Denominazione di Origine dei vini italiani che quest’anno celebra, con varie attività, il cinquantesimo compleanno.
Era il 12 luglio 1963 e, dopo anni di lavori e appassionate discussioni, si approvava il noto decreto 930 con il quale furono istituite le DOC dei vini del Bel paese, perfezionato poi nel 1992 con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/piramide-11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-816" title="piramide 1" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/piramide-11.jpg" alt="" width="240" height="210" /></a>Una lunga storia quella delle Denominazione di Origine dei vini italiani che quest’anno celebra, con varie attività, il cinquantesimo compleanno.<br />
Era il 12 luglio 1963 e, dopo anni di lavori e appassionate discussioni, si approvava il noto decreto 930 con il quale furono istituite le DOC dei vini del Bel paese, perfezionato poi nel 1992 con la legge 164. Il “padre” di quella che fu una rivoluzione per la viticultura italiana era il senatore piemontese Paolo Desana che – libero da ogni campanilismo &#8211; tenne a battesimo la prima DOC italiana, la toscana Vernaccia di San Gimignano.<br />
Il sistema delle denominazione, senza dubbio espressione del ricco e variegato patrimonio enologico nazionale, si è andato evolvendo nel corso dei decenni fino a raggiungere l’attuale situazione: 330 DOC, 73 DOCG (entrambe racchiuse nel sistema delle Dop) e 119 IGT (o Igp).<br />
Gli anni passano e la discussione su questi temi è sempre accesa, tanto che oggi c’è chi prospetta una eventuale semplificazione, funzionale ad una più facile presentazione e riconoscibilità dei prodotti, specie sui mercati stranieri.<br />
E voi, conoscevate la storia delle nostre denominazioni? La ricerca di una denominazione guida la vostra decisione nello scegliere un vino? Sapevate che il ricco patrimonio di denominazioni fosse così vasto? Puntare sulla varietà o semplificare? Conoscete la legislazione in materia di altri stati produttori?<br />
Diteci la vostra …</p>
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		<title>Bianco, rosso, rosato e… “orange”!</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Curiosando qua e là, abbiamo scoperto, con non poca sorpresa, che esiste una categoria di vini di cui ignoravano completamente l’esistenza: gli “orange”.
Si tratta di una categoria non ancora riconosciuta ufficialmente come tale, entrata pare a far parte dell’universo enoico del nostro Paese da una decina di anni, ottenuta con tecniche di vinificazione legate a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/orange-0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-811" title="orange 0" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/orange-0.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Curiosando qua e là, abbiamo scoperto, con non poca sorpresa, che esiste una categoria di vini di cui ignoravano completamente l’esistenza: gli “orange”.<br />
Si tratta di una categoria non ancora riconosciuta ufficialmente come tale, entrata pare a far parte dell’universo enoico del nostro Paese da una decina di anni, ottenuta con tecniche di vinificazione legate a vecchie tradizioni contadine o prese in prestito da altri Paesi.<br />
Si tratta di vini bianchi fermentati e affinati sulle bucce, perciò definiti qui da noi “macerativi” e all’estero, appunto, “orange”. In pratica un produttore dalle stesse uve con cui magari produce un “classico” vino bianco ottiene un vino totalmente diverso affidandosi ad una tecnica produttiva altrettanto diversa .<br />
Come in tutte le questioni ci sono i favorevoli e i contrari, questi ultimi ritenendo in particolare che la macerazione appiattisca tutte quelle peculiarità che vengono conferite al vino dal terroir di provenienza e/o dal vitigno.<br />
Di fatto con quella che risulta essere una “vinificazione delle uve bianche in rosso”, vale a dire con un contatto più o meno lungo delle bucce col mosto in fermentazione, si ottengono dei vini decisamente diversi da quelli che conosciamo abitualmente, in particolare dei vini con una componente acida decisamente ridotta.<br />
Comunque per quanto possa risultare ancora poco usuale, questo tipo di vinificazione è stato reintrodotto dai produttori di Ribolla Gialla in Friuli ma anche da altri di angoli diversi della nostra penisola, dall’Emilia, alle Marche, dalla Liguria alla Sicilia.<br />
E voi? Ne conoscevate l’esistenza? Avete mai avuto la possibilità di assaggiare un vino “orange”? Che ne pensate?</p>
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		<title>I wine cocktail, una tradizione nazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I puristi arricciano sicuramente il naso, quando addirittura non inorridiscono, al solo accenno di miscelare il vino. Sembra però che il nostro Paese vanti in questo ambito una delle pratiche (o arti) più antiche, tornata ora alla ribalta coi cocktail a base di vino.
La storia inizia nell’Antica Roma, dove i vini venivano allungati con acqua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I puristi arricciano si<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/cocktails_11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-806" title="cocktails_1[1]" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/cocktails_11-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a>curamente il naso, quando addirittura non inorridiscono, al solo accenno di miscelare il vino. Sembra però che il nostro Paese vanti in questo ambito una delle pratiche (o arti) più antiche, tornata ora alla ribalta coi cocktail a base di vino.<br />
La storia inizia nell’Antica Roma, dove i vini venivano allungati con acqua di mare per aumentarne la sapidità o venivano conciati con miele e spezie con l’ottenimento di una sorta di punch ante-litteram o  dove ancora era diffuso l’uso del Posca, un dissetante a base di vino in acetificazione allungato con acqua.<br />
Da quest’ultima usanza deriverebbe quella consuetudine, registrata nelle campagne fino ai primi del Novecento, di consumare una bevanda ottenuta miscelando acqua, aceto e zucchero. All’acqua sono poi subentrate le bevande gassate, con la diffusione in prevalenza nel Sud dell’Italia del binomio vino-gassosa e nel Nord di quello vino bianco-acqua gasata.<br />
Quest’ultimo, preso in prestito dagli Austriaci &#8211; che erano soliti allungare in questo modo i vini italiani per renderli  frizzanti e meno robusti, aggiungendovi anche una fetta di limone, talvolta spremuta, per renderli anche nel gusto più vicini ai loro – ha portato alla nascita di uno dei cocktail a base di vino più noti e consumati: lo Spritz (termine che si traduce come “spruzzare”, tenuto conto  che l’allungamento del vino veniva fatto usando il sifone o la pistola da selz); un cocktail evolutasi poi nel tempo e diffusosi  in molte altre aree d’Italia con nomi diversi:  significativo il Mezzo e Mezzo partenopeo, ad indicare l’uso di una pari quantità di acqua di soda e vino bianco.<br />
Alla tradizione invece di aromatizzare il vino con la frutta, molto diffusa in Piemonte, si deve sicuramente  la nascita a Venezia nel 1948 di un altro conosciutissimo cocktail: il Bellini, capostipite degli “sparkling” italiani, preparato con succo di pesca bianca. A questa famiglia appartengono il Mimosa con spremuta d’arancia, il Tiziano con uva fragola, il Tintoretto con succo di melagrana, il Puccini con succo di mandarino e il Rossini preparato con le fragole.. insomma cocktail per tutti i gusti. E voi?</p>
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		<title>Vino barricato o “nature”?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 13:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La kermesse vinicola più importante del nostro Paese, il Vinitaly, ha appena spento i propri riflettori e noi, reduci da una serie di assaggi, ci siamo resi conto che uno degli argomenti che continua ad infervorare chi in qualche modo è protagonista delle vicende enologiche nazionali rimane l’uso della tecnica della barrique  (termine francese che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La kermesse vini<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/barriques6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-802" title="barriques" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/barriques6-300x199.jpg" alt="" width="297" height="199" /></a>cola più importante del nostro Paese, il Vinitaly, ha appena spento i propri riflettori e noi, reduci da una serie di assaggi, ci siamo resi conto che uno degli argomenti che continua ad infervorare chi in qualche modo è protagonista delle vicende enologiche nazionali rimane l’uso della tecnica della barrique  (termine francese che indica una botte di legno di rovere da 225 litri).<br />
L’affinamento dei vini nelle barriques è una tecnica in uso da una ventina di anni qui in Italia, da molto più tempo in Francia &#8211; paese da cui proviene anche quel legno con cui le barriques stesse vengono costruite, considerato di particolare pregio per le caratteristiche che trasmette al vino, il rovere (quercia) del Massiccio Centrale.<br />
Il dibattito però coinvolge anche i consumatori: vino barricato o senza passaggio in legno (“nature”)?<br />
Sembra assodato che la stragrande maggioranza  preferisca i vini barricati (con riferimento particolare ai vini rossi) e questo per il gusto di ritrovarvi determinati sentori quali la vaniglia, il cioccolato, il tabacco, la cannella e altri ancora, dovuti proprio alla tostatura del legno, e comunque profumi complessi e persistenti, uniti a tannini resi “eleganti”. Non dimentichiamo però anche l’altra faccia della medaglia: l’uso smodato del legno finisce per omologare tutti i vini a prescindere dalle uve utilizzate e dal territorio di provenienza.<br />
E voi? Quali sono le vostre preferenze?  Vino barricato o “nature”?</p>
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		<title>Vinitaly alle porte… Tutti in partenza!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 07:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca ormai poco alla grande “maratona veronese” del vino italiano.  Da domenica 7 a giovedì 10 aprile si tiene a Verona la 47esima edizione di Vinitaly, uno tra i più importanti appuntamenti internazionali del vino e il principale a livello nazionale, la più grande vetrina per i prodotti vitivinicoli italiani, dove si incontrano produttori e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca orm<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/vinitaly.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-785" title="vinitaly" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/vinitaly-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>ai poco alla grande “maratona veronese” del vino italiano.  Da domenica 7 a giovedì 10 aprile si tiene a Verona la 47esima edizione di Vinitaly, uno tra i più importanti appuntamenti internazionali del vino e il principale a livello nazionale, la più grande vetrina per i prodotti vitivinicoli italiani, dove si incontrano produttori e buyers provenienti da tutto il mondo. Dal 1967 si svolge con cadenza annuale e negli ultimi anni ospita anche spazi dedicati all’olio di oliva e ad apparecchi utilizzati nella vinificazione. Tra le novità di quest’anno, Vinitaly Wine Club, piattaforma online per il commercio elettronico del vino, e un’attenzione particolare all’export, soprattutto verso i mercati emergenti come quello della Cina, presente in fiera con una delegazione del ministero del Commercio. Con più di 4mila espositori e circa 140mila visitatori nell’ultima edizione tra produttori, importatori, distributori, ristoratori, giornalisti specializzati, blogger, enologi, tecnici e appassionati, Vinitaly “trasforma” Verona in una vera e propria “città del vino”: oltre a degustazioni e presentazioni di nuovi vini ed etichette all’interno dello spazio espositivo, aziende e produttori affittano locali e organizzano eventi in centro e nei dintorni, sempre all’insegna del bere bene. E voi? Siete mai stati a Vinitaly? Avete avuto modo di scoprirvi qualche cosa di particolare? Cosa pensate di questo tipo di appuntamento?</p>
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		<title>Vin Santo: un vino, tante leggende</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mancano pochi giorni alla Pasqua e proprio la Settimana Santa ci offre lo spunto per parlare del vino passito tipico della tradizione toscana: il Vin Santo. Di questo vino in effetti non si conosce molto e nella letteratura se ne trovano riferimenti specifici solo a partire dal 1700. Anche sul nome non esiste una documentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla Pasqu<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/cantucci.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-779" title="cantucci" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/cantucci-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>a e proprio la Settimana Santa ci offre lo spunto per parlare del vino passito tipico della tradizione toscana: il Vin Santo. Di questo vino in effetti non si conosce molto e nella letteratura se ne trovano riferimenti specifici solo a partire dal 1700. Anche sul nome non esiste una documentazione certa e le ipotesi sono diverse: alcune si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda senese vuole che nel XIV secolo un frate curasse i malati di peste con un vino utilizzato per celebrare messa, da cui la convinzione che si trattasse di un vino miracoloso, “santo” appunto. Una storia fiorentina racconta invece che, in occasione del Concilio di Firenze, indetto nel corso del XV secolo, nel tentativo di riunificare la chiesa greca ortodossa con quella cattolica romana, un arcivescovo greco nell’assaggiare il vino dolce offertogli a fine banchetto lo paragonò al vino di “Xantos”. I commensali confusero la parola con “santo”, immaginando che fosse stata usata per decantare le qualità del vino servito. Un’altra ipotesi ancora lega il nome del vino al ciclo produttivo dello stesso e in particolare alla pigiatura delle uve effettuata proprio in prossimità o in concomitanza della Settimana Santa (per legge il periodo è quello tra il 1° dicembre dell’anno della vendemmia e il 31 marzo dell’anno successivo). Prodotto tradizionalmente con uve bianche, in genere Trebbiano toscano e Malvasia (ma anche con uve a bacca rossa nella tipologia denominata “occhio di pernice”), scelte accuratamente in vigna e appassite in locali idonei; invecchiato per almeno tre anni negli inconfondibili caratelli, il Vin Santo è di fatto simbolo di ospitalità: sempre offerto a chi fa visita. Vino da meditazione per eccellenza, viene servito insieme ai famosi “cantucci” (biscotti secchi con le mandorle) oppure in accompagnamento al formaggio.<br />
E voi? Lo conoscete? In quale occasione lo avete scoperto? Avete mai avuto modo di assaggiare il piacentino Vin Santo di Vigoleno? E il Vino Santo trentino?</p>
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		<title>Vino, un alleato prezioso in cucina fin dall’antichità</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 09:09:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Un pasto senza vino è come un giorno senza sole” diceva il gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin. Chissà se si riferiva solo a una buona bottiglia sulla tavola oppure pensava anche al vino come prezioso alleato in cucina, capace di dare “quel tocco in più” alle portate… Curiosando qua e là abbiamo scoperto che già Etruschi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Un pasto senza vino è com<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/Brasato-al-barolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-762" title="Brasato al barolo" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/Brasato-al-barolo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>e un giorno senza sole” diceva il gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin. Chissà se si riferiva solo a una buona bottiglia sulla tavola oppure pensava anche al vino come prezioso alleato in cucina, capace di dare “quel tocco in più” alle portate… Curiosando qua e là abbiamo scoperto che già Etruschi e Romani avevano avuto l’idea di usare il vino per cucinare, oltre che per conservare i cibi. Lasciando per qualche giorno la carne immersa nel vino infatti, essa veniva “marinata”, prolungandone così la durata, mentre la sua cottura con il vino, più ricco di aromi rispetto all’acqua, la rendeva maggiormente saporita. È il principio su cui si basano stracotti e brasati, piatti tipici soprattutto di quelle regioni a più spiccata vocazione enologica, come il Piemonte con il brasato al Barolo o la Toscana con lo stracotto al Chianti. Ma non solo: i ricettari del passato testimoniano come il vino venisse usato anche in altre preparazioni, dando un sapore delicato a salse e zuppe scure se rosso o a pesce, pollame, zuppe chiare, ricette a base di frutta e dolci – come per esempio lo zabaione – se bianco. E voi? Conoscete ricette o piatti tradizionali che abbiano il vino tra gli ingredienti? Avete qualche vostra ricetta preferita che volete condividere con noi?</p>
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		<title>Crisi dei consumi, ma il “bio” è in controtendenza</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 17:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consumi in crisi ma non nel “bio”. Mentre i dati di Federalimentare parlano di un calo del 2,8% dal 2012 al 2011 nei consumi alimentari convenzionali, l’ultima rilevazione Ismea Gfk-Eurisko relativa alla grande distribuzione organizzata evidenzia un incremento di spesa del 7,3% &#8211; dopo il +9% dell’anno precedente – nel settore del biologico. Una tendenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consumi in <a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/bio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-756" title="bio" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/bio.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>crisi ma non nel “bio”. Mentre i dati di Federalimentare parlano di un calo del 2,8% dal 2012 al 2011 nei consumi alimentari convenzionali, l’ultima rilevazione Ismea Gfk-Eurisko relativa alla grande distribuzione organizzata evidenzia un incremento di spesa del 7,3% &#8211; dopo il +9% dell’anno precedente – nel settore del biologico. Una tendenza positiva che si riscontra anche nel comparto vitivinicolo, dove da circa un anno il Comitato permanente per la produzione biologica dell’Unione Europea ha dato il via libera al regolamento che stabilisce pratiche enologiche e sostanze in base a cui definire in etichetta il “vino biologico”. Quanto alla produzione, nel 2012 in Italia gli ettari coltivati a vite biologica hanno toccato quota 52.273, di cui 21.931 in conversione (dati Sinab). A far la parte del leone la Sicilia con un +65,5% rispetto ai 10.337 ettari del 2009, e a seguire la Puglia con 8.365 ettari (+11,9%) e la Toscana, con 5.999 ettari (+12,4%). Questa attenzione al biologico e la crescente fetta di mercato da esso occupata possono essere letti anche come “spie” di un bisogno di sostenibilità, qualità e garanzia di filiera e quindi di una maggior consapevolezza e attenzione da parte dei consumatori da un lato e di un ampliamento del ventaglio di opportunità da cogliere per i produttori dall’altro. Sono in espansione infatti anche “nuove” modalità di vendita, anche se ancora non particolarmente rilevanti economicamente: vendita diretta, spacci aziendali, distribuzione “a rete” attraverso i Gruppi d’acquisto solidale (Gas).  E voi? Fate acquisti “bio”? E di vini biologici ne conoscete o ne avete mai assaggiati?</p>
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		<title>Otto marzo, festa della donna: presenza femminile in crescita nel mondo del vino</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 10:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’otto marzo saranno tanti i bicchieri che si leveranno per brindare alle donne in occasione della loro festa. E proprio nel mondo del vino, settore tradizionalmente considerato prettamente maschile, cresce la presenza femminile, con circa 115 mila donne titolari di cantine sul mercato, pari al 30% del totale, mentre dal 2011, secondo i dati del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’otto marzo sar<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/diana_lenzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-752" title="diana_lenzi" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/diana_lenzi-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>anno tanti i bicchieri che si leveranno per brindare alle donne in occasione della loro festa. E proprio nel mondo del vino, settore tradizionalmente considerato prettamente maschile, cresce la presenza femminile, con circa 115 mila donne titolari di cantine sul mercato, pari al 30% del totale, mentre dal 2011, secondo i dati del <em>Beverage Information Group</em>, più del 58% dei compratori è donna. Sono tanti i modi per declinare la presenza in campo vitivinicolo di donne moderne, indipendenti e di carattere. Come quelle dell’associazione nazionale <em>Le Donne del Vino</em>, che quest’anno festeggia i suoi primi 25 anni di attività. “Oggi la nostra associazione conta più di 700 iscritte, provenienti da tutte le regioni d’Italia e che rappresentano tutte le realtà femminili che ruotano intorno al mondo del vino: sommelier, imprenditrici, ristoratrici, giornaliste, enotecarie, produttrici – ci dice Diana Lenzi, delegata regionale per la Toscana – Noi donne abbiamo una passionalità diversa rispetto agli uomini verso ciò che facciamo. La nostra versatilità e adattabilità al cambiamento ci permettono di essere fortemente appassionate al nostro lavoro, alle nostre aziende, alla nostra terra”. E voi che ne pensate? Donne e vino un binomio di successo? Conoscete realtà del vino “al femminile”?</p>
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		<title>Packaging, quanto conta la presentazione di una bottiglia?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 12:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tradizione o innovazione? Parlando di packaging delle bottiglie di vino il dilemma si pone. In questo ambito c’è chi ogni anno vorrebbe introdurre elementi nuovi e chi non ama troppo i cambiamenti, soprattutto quando si parla di marchi storici. È successo al Chianti Classico, il cui logo rappresenta l’identità di uno dei territori del vino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tradizione o innova<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/1-ITALIA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-748" title="1 ITALIA" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/1-ITALIA-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a>zione? Parlando di packaging delle bottiglie di vino il dilemma si pone. In questo ambito c’è chi ogni anno vorrebbe introdurre elementi nuovi e chi non ama troppo i cambiamenti, soprattutto quando si parla di marchi storici. È successo al Chianti Classico, il cui logo rappresenta l’identità di uno dei territori del vino più famosi al mondo. Dopo quasi un secolo il Consorzio varia il design dello storico marchio: al centro il gallo canta e gonfia il petto, mentre il colore intorno è più vivace. Divampa la discussione tra “innovatori” e “tradizionalisti”, mentre dal Consorzio si dicono sicuri che con questo restyling il Chianti Classico sarà in grado di affrontare le nuove sfide del futuro ed essere più forte davanti alla crescente concorrenza internazionale.<br />
In tema di packaging, il connubio con la bottiglia deve essere perfetto quando si tratta di vendere il vino. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Marketing Theory and Practice infatti, in questo ambito il ruolo maggiore nella scelta del consumatore non lo giocano la qualità o il vitigno ma proprio l’etichetta, elemento fondamentale per catturarne l’attenzione. I produttori lo sanno bene, tanto che in questo senso il mondo del vino non manca certo di creatività: ci sono etichette dai colori vivaci, etichette bizzarre, quelle storiche e ancora quelle disegnate da artisti di fama internazionale. È stato anche istituito un prestigioso premio dedicato al design del vino, il Concorso Internazionale di Packaging, organizzato nell’ambito del Vinitaly e giunto alla 18esima edizione.<br />
E voi? Prestate attenzione al packaging? Avete mai scelto una bottiglia semplicemente per la sua etichetta?</p>
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		<title>Dal sughero al silicone, uno sguardo al mondo dei tappi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 09:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recuperare i tappi di sughero usati per riutilizzarli in altri settori, come ad esempio la bioedilizia. È il progetto “Salvasughero”, presentato in questi giorni nell’ambito dell’Anteprima 2013 del Vino Nobile di Montepulciano (Siena) per riciclare i tappi fatti di questo materiale, ormai sempre più raro. Da questa originale iniziativa prendiamo spunto per uno sguardo al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recuperare i tappi di sughero usa<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/tappi-vino-chianti1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-741" title="tappi-vino-chianti[1]" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/tappi-vino-chianti1.jpg" alt="" width="250" height="166" /></a>ti per riutilizzarli in altri settori, come ad esempio la bioedilizia. È il progetto “Salvasughero”, presentato in questi giorni nell’ambito dell’Anteprima 2013 del Vino Nobile di Montepulciano (Siena) per riciclare i tappi fatti di questo materiale, ormai sempre più raro. Da questa originale iniziativa prendiamo spunto per uno sguardo al mondo dei tappi. Il tappo costituisce una componente importante del vino in bottiglia e per non ritrovarsi con “brutte sorprese” è necessario che sia di ottima qualità. Per i vini destinati a prolungati affinamenti si tende a prediligere il tappo di sughero, che permette un piccolo scambio di ossigeno con l’esterno. Per evitare il “sentore di tappo” in cui a volte si può incorrere aprendo una bottiglia è però necessario prestare particolare attenzione alla qualità di questo prodotto, dalla materia prima di cui è fatto a come viene conservato fino al vero e proprio processo di tappatura. Per rossi e bianchi “di pronta beva” o che comunque vengono consumati entro i 2-5 anni, si rivelano adattissimi i tappi sintetici. Questi   in quanto non traspiranti permettono di evitare il “sentore di tappo”, ma  la loro minore elasticità rispetto al sughero richiede una maggior precisione di accoppiamento con la bottiglia in fase di tappatura. Esistono poi i tappi a vite per bottiglie con una speciale filettatura, che per garantire una chiusura ottimale devono contenere molta plastilina nel disco di contatto, con il rischio di trasmettere odori sgradevoli al vino. Sulla loro tenuta nel tempo non esistono al momento molti studi. Ed infine ci sono i tappi a corona, usati con bottiglie speciali &#8211; per esempio nella produzione dello Champagne e degli spumanti durante la fase della seconda fermentazione &#8211; i quali come quelli a vite contengono plastilina e sulla cui tenuta con il passare dei mesi non sono disponibili ricerche.<br />
E voi? Conoscete qualche curiosità o particolarità sui tappi? Nell’acquisto del vino in bottiglia il tipo di tappo utilizzato orienta la vostra scelta?</p>
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		<title>Nuovi stili di consumo: il vino al calice</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 06:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cambia la modalità di bere vino e si afferma un nuovo stile di consumo: il vino al calice. Grazie all’evoluzione della tecnologia che oggi permette di conservare per giorni le bottiglie stappate mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche del vino, questa modalità di consumo sta facendo registrare un’affermazione sempre maggiore sia nel settore della mescita e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cambia la mod<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-737" title="1" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/1.png" alt="" width="299" height="168" /></a>alità di bere vino e si afferma un nuovo stile di consumo: il vino al calice. Grazie all’evoluzione della tecnologia che oggi permette di conservare per giorni le bottiglie stappate mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche del vino, questa modalità di consumo sta facendo registrare un’affermazione sempre maggiore sia nel settore della mescita e della degustazione che in quello della ristorazione. La vendita del vino al calice rende indubbiamente accessibili in termini di prezzo anche le etichette più pregiate, spesso troppo costose per molti, oltre a consentire una maggior possibilità di scelta sia nelle degustazioni che negli abbinamenti con le diverse portate all’interno di uno stesso pasto. Si assiste dunque all’affermarsi di una modalità di consumo del vino che privilegia la qualità rispetto alla quantità. E proprio sulla quantità le cifre non lasciano margine al dubbio: in Italia si beve meno e si beve meno anche in Francia e in Spagna, gli altri due “storici” paesi produttori del nettare di Bacco.<br />
E voi? Che ne pensate della vendita di vino al bicchiere? Avete mai approfittato di questa possibilità? Apprezzate i locali che la propongono?</p>
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		<title>A Carnevale ogni vino vale?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 15:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coriandoli, maschere, stelle filanti: è iniziato il periodo più giocoso dell’anno! Ma a Carnevale ogni vino vale? La tradizione gastronomica di questo periodo vede tra i protagonisti più importanti i dolci, semplici o farciti, morbidi o croccanti, ma soprattutto fritti e cosparsi di zucchero. Da nord a sud ogni zona d’Italia ne ha di propri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coriandoli, m<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/foto-dolci-carnevale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-733" title="foto dolci carnevale" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/02/foto-dolci-carnevale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>aschere, stelle filanti: è iniziato il periodo più giocoso dell’anno! Ma a Carnevale ogni vino vale? La tradizione gastronomica di questo periodo vede tra i protagonisti più importanti i dolci, semplici o farciti, morbidi o croccanti, ma soprattutto fritti e cosparsi di zucchero. Da nord a sud ogni zona d’Italia ne ha di propri, dalle bombe ripiene siciliane alla cicerchiata tipica di Abruzzo, Marche e Molise, dalle castagnole della Romagna ai tortelli di marmellata emiliani, dalle zeppole della Campania alle fritole veneziane. Ma ci sono anche dolci comuni a più regioni, semplicemente indicati  con nomi differenti: è il caso delle chiacchiere, chiamate anche cenci, frappe, graffe, bugie, fiocchetti, cróstoli o maraviglias. I dolci, come si sa, trovano il loro accompagnamento ideale nei vini dolci, quelli di carnevale, caratterizzati da una forte componente zuccherina, ben si sposano a fresche bollicine (moscato, malvasia ma anche prosecco) e a passiti importanti.<br />
E voi? Quali sono i “vostri” dolci di Carnevale? E con quali vini li accompagnate?</p>
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		<title>Inverno, i mali di stagione si combattono a tavola… E con l’aiuto del vino!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 13:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In inverno i mali di stagione si combatto a tavola: un valido aiuto contro tosse, raffreddore e influenza è infatti un’alimentazione ricca di vitamine, fibre, ferro, sali minerali e sostanze antiossidanti, in grado di rafforzare le difese immunitarie e sbarrare l’accesso a virus e batteri. Lo ha ricordato recentemente anche Coldiretti, invitando a mettere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In inverno i mali di stagio<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/vino-e-rimedi-naturali.png"><img class="alignleft size-full wp-image-728" title="vino e rimedi naturali" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/vino-e-rimedi-naturali.png" alt="" width="274" height="184" /></a>ne si combatto a tavola: un valido aiuto contro tosse, raffreddore e influenza è infatti un’alimentazione ricca di vitamine, fibre, ferro, sali minerali e sostanze antiossidanti, in grado di rafforzare le difese immunitarie e sbarrare l’accesso a virus e batteri. Lo ha ricordato recentemente anche Coldiretti, invitando a mettere in tavola frutta e verdura di stagione, cereali integrali, legumi, e la giusta dose di proteine derivanti da carne rossa e bianca e pesce. E noi, curiosando in rete, abbiamo scoperto che anche il vino, se unito a estratti di frutta o erbe, può darci una mano per superare i mali di stagione: un rosso con foglie di centella asiatica stimola la circolazione, con succo di mirtillo aiuta a riequilibrare l’intestino, mentre con noci, nocciole e mandorle acuisce concentrazione e memoria. Il bianco invece si sposa con gemme di pino silvestre per combattere la tosse, mentre unito alle foglie di frassino è un valido aiuto contro i reumatismi. E voi? Conoscevate questo impiego del vino? Usate rimedi “naturali” contro i mali di stagione?</p>
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		<title>Non solo vino: dall’olio al biocarburante, della vite non si butta niente!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 08:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo vino. Della vite non si butta via niente: dall’olio al biocarburante, sono tanti gli impieghi per le diverse parti che compongono questa pianta. Oltre al vino e ai derivati della vinificazione infatti, è possibile ottenere biocarburante dai tralci e già da alcuni anni i vinaccioli vengono sfruttati per produrre olio che pare sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo vino<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/Vinoterapia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-724" title="Vinoterapia" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/Vinoterapia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>. Della vite non si butta via niente: dall’olio al biocarburante, sono tanti gli impieghi per le diverse parti che compongono questa pianta. Oltre al vino e ai derivati della vinificazione infatti, è possibile ottenere biocarburante dai tralci e già da alcuni anni i vinaccioli vengono sfruttati per produrre olio che pare sia ottimo impiegato a crudo in cucina. Ampio è inoltre il suo utilizzo nella cosmetica, ambito in cui viene fatto anche largo uso dell’uva, grazie alla sua ricchezza di polifenoli, flavanoidi e resveratrolo ad azione antiossidante e rigenerante, che la rendono ideale per produrre bagnoschiuma, maschere, creme etc. Sempre parlando di bellezza, viene usato anche il “prodotto principe” della vite: dalla vinoterapia, ideata a Bordeaux e giunta da noi sulla scia del suo successo, fino ad arrivare al dentifricio al vino, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Potremmo quasi dire che la vite è una pianta “100% utilizzabile”, ben adatta alla necessità di ridurre sempre più l’impatto sull’ambiente limitando la produzione di scarti.<br />
E voi? Sapevate di questi prodotti? Li avete mai utilizzati?</p>
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		<title>Corsi per tutti i gusti: quale scegliere?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 16:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è chi si propone di fare un corso di avvicinamento al vino, chi se ne vuole regalare uno per sommelier… Raccontandoci i vostri progetti e i buoni propositi relativi al vino in molti avete espresso il desiderio di saperne di più, di imparare a degustare rossi, bianchi e rosè. Ma quale corso scegliere? Oggi ce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è chi si propone di fare<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/blog-corso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-720" title="blog corso" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/blog-corso-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a> un corso di avvicinamento al vino, chi se ne vuole regalare uno per sommelier… Raccontandoci i vostri progetti e i buoni propositi relativi al vino in molti avete espresso il desiderio di saperne di più, di imparare a degustare rossi, bianchi e rosè. Ma quale corso scegliere? Oggi ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche, dipende da quello che si vuole. I corsi di livello professionale per sommelier sono previsti da organizzazioni come Ais, Fisar e Onav e richiedono un certo “investimento” di tempo e denaro: sono articolati su tre livelli, per poi concludersi con un esame finale. Una volta superatolo, si è sommelier professionisti. Questa è la “strada obbligata” per chi decide di trasformare la propria passione in lavoro, mentre più ampio è il ventaglio di opportunità per i wine lovers che vogliono approfondire la propria conoscenza enologica per piacere personale: i corsi di avvicinamento al vino sono moltissimi, proposti sia dalle stesse Ais, Fisar e Onav che da enoteche, enti, cantine e università, hanno durata limitata e costi contenuti e permettono di avere un’infarinatura generale a livello teorico-pratico sul vino e sulle tecniche di degustazione. E voi? Avete in programma di frequentare qualche corso nei prossimi mesi? Avete mai pensato di fare della vostra passione per il vino un mestiere?</p>
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		<title>L’anno che verrà</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 14:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 gennaio è per molti aspetti il “vero” inizio del nuovo anno. Con l’Epifania si mettono via gli addobbi natalizi, si torna alla routine di tutti i giorni e si fanno i buoni propositi: è il momento in cui iniziamo la dieta, o la palestra, o in cui ci ripromettiamo di trovare più tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 gennaio è per molti aspe<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/TRI1390.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-715" title="_TRI1390" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2013/01/TRI1390-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>tti il “vero” inizio del nuovo anno. Con l’Epifania si mettono via gli addobbi natalizi, si torna alla routine di tutti i giorni e si fanno i buoni propositi: è il momento in cui iniziamo la dieta, o la palestra, o in cui ci ripromettiamo di trovare più tempo per stare con familiari e amici o per i nostri hobby… Anche il mondo del vino si interroga sull’anno che lo aspetta, in attesa dei primi appuntamenti all’insegna del wine&amp;food, i quali evidenziano la tendenza a “sposare” vini e prodotti agroalimentari d’eccellenza con arte, musica e moda, per esperienze multisensoriali che coinvolgano non solo il palato e dunque capaci di attrarre un pubblico sempre più vasto. Nell’attesa di scoprire cosa porterà il 2013, noi di “Vino e giovani” continueremo ogni settimana a proporre argomenti per discutere con voi di vino e non solo, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sull’importanza del bere intelligente e dei valori della tradizione italiana. E voi? Cosa vi aspettate da questo 2013? Avete fatto buoni propositi o progetti che riguardano il pianeta-vino?</p>
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		<title>La tavola al centro delle feste… E Buon Natale da tutti noi!</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2012 09:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Natale con i tuoi”, lo dice anche il proverbio… E mai come quest’anno la tavola di casa diventa il centro delle festività natalizie. La stagione fredda invita al tepore domestico, i piatti della tradizione che vengono preparati in occasione dei cenoni e dei pranzi di Natale o Capodanno hanno il profumo dell’infanzia e gli affetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Natale con i tuoi”, lo dice <a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/tavola-delle-feste.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-706" title="Stock Photo" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/tavola-delle-feste-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>anche il proverbio… E mai come quest’anno la tavola di casa diventa il centro delle festività natalizie. La stagione fredda invita al tepore domestico, i piatti della tradizione che vengono preparati in occasione dei cenoni e dei pranzi di Natale o Capodanno hanno il profumo dell’infanzia e gli affetti – familiari, amici, animali domestici – regalano conforto e ottimismo in un periodo dove tutto è difficile a causa della perdurante crisi economica. I dati Fipe–Confcommercio confermano la tendenza a trascorrere le festività riuniti tra le mura domestiche, segnalando un calo dell’8,7% rispetto al 2011 per gli italiani che festeggeranno nei locali fuori casa. Sulle tavole imbandite non mancheranno i piatti tipici delle festività, diversi da regione a regione: un abbandono delle mode esterofile degli ultimi anni e un ritorno alle tradizioni del passato che consentirà di risparmiare fino al 30% sul costo di pranzi e cene (dati Coldiretti), soprattutto se si sceglieranno prodotti di filiera corta. E naturalmente non mancheranno in tavola un buon vino e bollicine per alzare i calici con coloro a cui vogliamo bene.<br />
E voi? Dove e come festeggerete? Avete già scelto il vino per queste festività? Intanto tutti noi del progetto Vino e giovani vi facciamo i più cari auguri di Buon Natale e di un Felice 2013, che sia ricco di tante occasioni per brindare… Cin Cin!</p>
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		<title>Eiswein, vino del ghiaccio… E la vendemmia si fa d’inverno</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2012 15:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vendemmiare in pieno inverno. Un sogno, una follia? No, se stiamo parlando di Eiswein, il “vino del ghiaccio”. Canada, Germania e Austria sono i maggiori produttori di questo particolare vino liquoroso, dolce e molto aromatico, ottenuto vinificando grappoli d’uva che hanno “vissuto” alcuni giorni di gelo. Questi non vengono infatti raccolti nel momento della piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vendemmiare in pieno invern<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/eiswein-vini-ghiaccio1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-701" title="eiswein-vini-ghiaccio" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/eiswein-vini-ghiaccio1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>o. Un sogno, una follia? No, se stiamo parlando di Eiswein, il “vino del ghiaccio”. Canada, Germania e Austria sono i maggiori produttori di questo particolare vino liquoroso, dolce e molto aromatico, ottenuto vinificando grappoli d’uva che hanno “vissuto” alcuni giorni di gelo. Questi non vengono infatti raccolti nel momento della piena maturazione, ma lasciati sulla pianta durante i mesi di dicembre e gennaio, così che gelo e disgelo disidratino l’acino naturalmente. Attraverso questo processo zuccheri, acidi ed estratti dell’uva si concentrano, intensificando complessità e aroma. Si vendemmia a mano scegliendo chicco per chicco, a temperatura intorno ai -7°C, quindi spesso di notte. L’uva viene subito pressata a temperature di freddo estremo, per far sì che l’acqua resti ghiacciata e si raccolgano solo poche gocce di succo concentrato. Nei mesi successivi viene poi lasciato fermentare lentamente. Prodotto particolare, il “vino del ghiaccio” richiede condizioni climatiche altrettanto specifiche, con estati calde e inverni rigidi: un microclima che in Italia è presente in alcune piccole nicchie dell’Alto Adige e dell’Alta Val di Susa (Chiomonte in particolare), dove si inizia ad affermare la produzione di Eiswein. E voi conoscete questo vino? Lo avete mai assaggiato?</p>
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		<title>Arrivano le feste… andiamo in cantina!</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 10:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Natale sta arrivando e, da nord a sud, sono tante le aziende vitivinicole che hanno aperto e apriranno le loro porte ai wine lovers con tante iniziative, davvero per tutti i gusti. Infatti il 9 dicembre, e poi ancora domenica prossima, 16 dicembre, nelle cantine del Movimento del Turismo del Vino è stato e sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Natale sta arri<a href="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/albero-di-natale-di-bottiglie-di-vino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-692" title="albero-di-natale-di-bottiglie-di-vino" src="http://www.vinoegiovani.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/albero-di-natale-di-bottiglie-di-vino-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>vando e, da nord a sud, sono tante le aziende vitivinicole che hanno aperto e apriranno le loro porte ai <em>wine lovers</em> con tante iniziative, davvero per tutti i gusti. Infatti il 9 dicembre, e poi ancora domenica prossima, 16 dicembre, nelle cantine del Movimento del Turismo del Vino è stato e sarà ‘Natale in Cantina’, un altro appuntamento importante per gli appassionati del vino ma anche per i semplici curiosi, grandi e piccini, che coniuga l’atmosfera festiva con l’enologia. Scorrendo le proposte (www.movimentoturismovino.it) non  c’è che l’imbarazzo della scelta: brindisi, degustazioni, letture,  musica, mostre, pranzi con i vignaioli, autentici mercatini natalizi, con la possibilità quindi di trovare anche qualche bel regalo da mettere sotto l’albero o da portare direttamente in tavola. E voi? Avete scelto la “vostra” cantina?</p>
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