I primi 50 anni delle DOC (1963 – 2013)

7 maggio 2013

Una lunga storia quella delle Denominazione di Origine dei vini italiani che quest’anno celebra, con varie attività, il cinquantesimo compleanno.
Era il 12 luglio 1963 e, dopo anni di lavori e appassionate discussioni, si approvava il noto decreto 930 con il quale furono istituite le DOC dei vini del Bel paese, perfezionato poi nel 1992 con la legge 164. Il “padre” di quella che fu una rivoluzione per la viticultura italiana era il senatore piemontese Paolo Desana che – libero da ogni campanilismo – tenne a battesimo la prima DOC italiana, la toscana Vernaccia di San Gimignano.
Il sistema delle denominazione, senza dubbio espressione del ricco e variegato patrimonio enologico nazionale, si è andato evolvendo nel corso dei decenni fino a raggiungere l’attuale situazione: 330 DOC, 73 DOCG (entrambe racchiuse nel sistema delle Dop) e 119 IGT (o Igp).
Gli anni passano e la discussione su questi temi è sempre accesa, tanto che oggi c’è chi prospetta una eventuale semplificazione, funzionale ad una più facile presentazione e riconoscibilità dei prodotti, specie sui mercati stranieri.
E voi, conoscevate la storia delle nostre denominazioni? La ricerca di una denominazione guida la vostra decisione nello scegliere un vino? Sapevate che il ricco patrimonio di denominazioni fosse così vasto? Puntare sulla varietà o semplificare? Conoscete la legislazione in materia di altri stati produttori?
Diteci la vostra …

Bianco, rosso, rosato e… “orange”!

29 aprile 2013

Curiosando qua e là, abbiamo scoperto, con non poca sorpresa, che esiste una categoria di vini di cui ignoravano completamente l’esistenza: gli “orange”.
Si tratta di una categoria non ancora riconosciuta ufficialmente come tale, entrata pare a far parte dell’universo enoico del nostro Paese da una decina di anni, ottenuta con tecniche di vinificazione legate a vecchie tradizioni contadine o prese in prestito da altri Paesi.
Si tratta di vini bianchi fermentati e affinati sulle bucce, perciò definiti qui da noi “macerativi” e all’estero, appunto, “orange”. In pratica un produttore dalle stesse uve con cui magari produce un “classico” vino bianco ottiene un vino totalmente diverso affidandosi ad una tecnica produttiva altrettanto diversa .
Come in tutte le questioni ci sono i favorevoli e i contrari, questi ultimi ritenendo in particolare che la macerazione appiattisca tutte quelle peculiarità che vengono conferite al vino dal terroir di provenienza e/o dal vitigno.
Di fatto con quella che risulta essere una “vinificazione delle uve bianche in rosso”, vale a dire con un contatto più o meno lungo delle bucce col mosto in fermentazione, si ottengono dei vini decisamente diversi da quelli che conosciamo abitualmente, in particolare dei vini con una componente acida decisamente ridotta.
Comunque per quanto possa risultare ancora poco usuale, questo tipo di vinificazione è stato reintrodotto dai produttori di Ribolla Gialla in Friuli ma anche da altri di angoli diversi della nostra penisola, dall’Emilia, alle Marche, dalla Liguria alla Sicilia.
E voi? Ne conoscevate l’esistenza? Avete mai avuto la possibilità di assaggiare un vino “orange”? Che ne pensate?

I wine cocktail, una tradizione nazionale

22 aprile 2013

I puristi arricciano sicuramente il naso, quando addirittura non inorridiscono, al solo accenno di miscelare il vino. Sembra però che il nostro Paese vanti in questo ambito una delle pratiche (o arti) più antiche, tornata ora alla ribalta coi cocktail a base di vino.
La storia inizia nell’Antica Roma, dove i vini venivano allungati con acqua di mare per aumentarne la sapidità o venivano conciati con miele e spezie con l’ottenimento di una sorta di punch ante-litteram o  dove ancora era diffuso l’uso del Posca, un dissetante a base di vino in acetificazione allungato con acqua.
Da quest’ultima usanza deriverebbe quella consuetudine, registrata nelle campagne fino ai primi del Novecento, di consumare una bevanda ottenuta miscelando acqua, aceto e zucchero. All’acqua sono poi subentrate le bevande gassate, con la diffusione in prevalenza nel Sud dell’Italia del binomio vino-gassosa e nel Nord di quello vino bianco-acqua gasata.
Quest’ultimo, preso in prestito dagli Austriaci – che erano soliti allungare in questo modo i vini italiani per renderli  frizzanti e meno robusti, aggiungendovi anche una fetta di limone, talvolta spremuta, per renderli anche nel gusto più vicini ai loro – ha portato alla nascita di uno dei cocktail a base di vino più noti e consumati: lo Spritz (termine che si traduce come “spruzzare”, tenuto conto  che l’allungamento del vino veniva fatto usando il sifone o la pistola da selz); un cocktail evolutasi poi nel tempo e diffusosi  in molte altre aree d’Italia con nomi diversi:  significativo il Mezzo e Mezzo partenopeo, ad indicare l’uso di una pari quantità di acqua di soda e vino bianco.
Alla tradizione invece di aromatizzare il vino con la frutta, molto diffusa in Piemonte, si deve sicuramente  la nascita a Venezia nel 1948 di un altro conosciutissimo cocktail: il Bellini, capostipite degli “sparkling” italiani, preparato con succo di pesca bianca. A questa famiglia appartengono il Mimosa con spremuta d’arancia, il Tiziano con uva fragola, il Tintoretto con succo di melagrana, il Puccini con succo di mandarino e il Rossini preparato con le fragole.. insomma cocktail per tutti i gusti. E voi?

Vino barricato o “nature”?

15 aprile 2013

La kermesse vinicola più importante del nostro Paese, il Vinitaly, ha appena spento i propri riflettori e noi, reduci da una serie di assaggi, ci siamo resi conto che uno degli argomenti che continua ad infervorare chi in qualche modo è protagonista delle vicende enologiche nazionali rimane l’uso della tecnica della barrique  (termine francese che indica una botte di legno di rovere da 225 litri).
L’affinamento dei vini nelle barriques è una tecnica in uso da una ventina di anni qui in Italia, da molto più tempo in Francia – paese da cui proviene anche quel legno con cui le barriques stesse vengono costruite, considerato di particolare pregio per le caratteristiche che trasmette al vino, il rovere (quercia) del Massiccio Centrale.
Il dibattito però coinvolge anche i consumatori: vino barricato o senza passaggio in legno (“nature”)?
Sembra assodato che la stragrande maggioranza  preferisca i vini barricati (con riferimento particolare ai vini rossi) e questo per il gusto di ritrovarvi determinati sentori quali la vaniglia, il cioccolato, il tabacco, la cannella e altri ancora, dovuti proprio alla tostatura del legno, e comunque profumi complessi e persistenti, uniti a tannini resi “eleganti”. Non dimentichiamo però anche l’altra faccia della medaglia: l’uso smodato del legno finisce per omologare tutti i vini a prescindere dalle uve utilizzate e dal territorio di provenienza.
E voi? Quali sono le vostre preferenze?  Vino barricato o “nature”?

Vinitaly alle porte… Tutti in partenza!

4 aprile 2013

Manca ormai poco alla grande “maratona veronese” del vino italiano.  Da domenica 7 a giovedì 10 aprile si tiene a Verona la 47esima edizione di Vinitaly, uno tra i più importanti appuntamenti internazionali del vino e il principale a livello nazionale, la più grande vetrina per i prodotti vitivinicoli italiani, dove si incontrano produttori e buyers provenienti da tutto il mondo. Dal 1967 si svolge con cadenza annuale e negli ultimi anni ospita anche spazi dedicati all’olio di oliva e ad apparecchi utilizzati nella vinificazione. Tra le novità di quest’anno, Vinitaly Wine Club, piattaforma online per il commercio elettronico del vino, e un’attenzione particolare all’export, soprattutto verso i mercati emergenti come quello della Cina, presente in fiera con una delegazione del ministero del Commercio. Con più di 4mila espositori e circa 140mila visitatori nell’ultima edizione tra produttori, importatori, distributori, ristoratori, giornalisti specializzati, blogger, enologi, tecnici e appassionati, Vinitaly “trasforma” Verona in una vera e propria “città del vino”: oltre a degustazioni e presentazioni di nuovi vini ed etichette all’interno dello spazio espositivo, aziende e produttori affittano locali e organizzano eventi in centro e nei dintorni, sempre all’insegna del bere bene. E voi? Siete mai stati a Vinitaly? Avete avuto modo di scoprirvi qualche cosa di particolare? Cosa pensate di questo tipo di appuntamento?

Vin Santo: un vino, tante leggende

26 marzo 2013

Mancano pochi giorni alla Pasqua e proprio la Settimana Santa ci offre lo spunto per parlare del vino passito tipico della tradizione toscana: il Vin Santo. Di questo vino in effetti non si conosce molto e nella letteratura se ne trovano riferimenti specifici solo a partire dal 1700. Anche sul nome non esiste una documentazione certa e le ipotesi sono diverse: alcune si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda senese vuole che nel XIV secolo un frate curasse i malati di peste con un vino utilizzato per celebrare messa, da cui la convinzione che si trattasse di un vino miracoloso, “santo” appunto. Una storia fiorentina racconta invece che, in occasione del Concilio di Firenze, indetto nel corso del XV secolo, nel tentativo di riunificare la chiesa greca ortodossa con quella cattolica romana, un arcivescovo greco nell’assaggiare il vino dolce offertogli a fine banchetto lo paragonò al vino di “Xantos”. I commensali confusero la parola con “santo”, immaginando che fosse stata usata per decantare le qualità del vino servito. Un’altra ipotesi ancora lega il nome del vino al ciclo produttivo dello stesso e in particolare alla pigiatura delle uve effettuata proprio in prossimità o in concomitanza della Settimana Santa (per legge il periodo è quello tra il 1° dicembre dell’anno della vendemmia e il 31 marzo dell’anno successivo). Prodotto tradizionalmente con uve bianche, in genere Trebbiano toscano e Malvasia (ma anche con uve a bacca rossa nella tipologia denominata “occhio di pernice”), scelte accuratamente in vigna e appassite in locali idonei; invecchiato per almeno tre anni negli inconfondibili caratelli, il Vin Santo è di fatto simbolo di ospitalità: sempre offerto a chi fa visita. Vino da meditazione per eccellenza, viene servito insieme ai famosi “cantucci” (biscotti secchi con le mandorle) oppure in accompagnamento al formaggio.
E voi? Lo conoscete? In quale occasione lo avete scoperto? Avete mai avuto modo di assaggiare il piacentino Vin Santo di Vigoleno? E il Vino Santo trentino?

Vino, un alleato prezioso in cucina fin dall’antichità

19 marzo 2013

“Un pasto senza vino è come un giorno senza sole” diceva il gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin. Chissà se si riferiva solo a una buona bottiglia sulla tavola oppure pensava anche al vino come prezioso alleato in cucina, capace di dare “quel tocco in più” alle portate… Curiosando qua e là abbiamo scoperto che già Etruschi e Romani avevano avuto l’idea di usare il vino per cucinare, oltre che per conservare i cibi. Lasciando per qualche giorno la carne immersa nel vino infatti, essa veniva “marinata”, prolungandone così la durata, mentre la sua cottura con il vino, più ricco di aromi rispetto all’acqua, la rendeva maggiormente saporita. È il principio su cui si basano stracotti e brasati, piatti tipici soprattutto di quelle regioni a più spiccata vocazione enologica, come il Piemonte con il brasato al Barolo o la Toscana con lo stracotto al Chianti. Ma non solo: i ricettari del passato testimoniano come il vino venisse usato anche in altre preparazioni, dando un sapore delicato a salse e zuppe scure se rosso o a pesce, pollame, zuppe chiare, ricette a base di frutta e dolci – come per esempio lo zabaione – se bianco. E voi? Conoscete ricette o piatti tradizionali che abbiano il vino tra gli ingredienti? Avete qualche vostra ricetta preferita che volete condividere con noi?

Crisi dei consumi, ma il “bio” è in controtendenza

12 marzo 2013

Consumi in crisi ma non nel “bio”. Mentre i dati di Federalimentare parlano di un calo del 2,8% dal 2012 al 2011 nei consumi alimentari convenzionali, l’ultima rilevazione Ismea Gfk-Eurisko relativa alla grande distribuzione organizzata evidenzia un incremento di spesa del 7,3% – dopo il +9% dell’anno precedente – nel settore del biologico. Una tendenza positiva che si riscontra anche nel comparto vitivinicolo, dove da circa un anno il Comitato permanente per la produzione biologica dell’Unione Europea ha dato il via libera al regolamento che stabilisce pratiche enologiche e sostanze in base a cui definire in etichetta il “vino biologico”. Quanto alla produzione, nel 2012 in Italia gli ettari coltivati a vite biologica hanno toccato quota 52.273, di cui 21.931 in conversione (dati Sinab). A far la parte del leone la Sicilia con un +65,5% rispetto ai 10.337 ettari del 2009, e a seguire la Puglia con 8.365 ettari (+11,9%) e la Toscana, con 5.999 ettari (+12,4%). Questa attenzione al biologico e la crescente fetta di mercato da esso occupata possono essere letti anche come “spie” di un bisogno di sostenibilità, qualità e garanzia di filiera e quindi di una maggior consapevolezza e attenzione da parte dei consumatori da un lato e di un ampliamento del ventaglio di opportunità da cogliere per i produttori dall’altro. Sono in espansione infatti anche “nuove” modalità di vendita, anche se ancora non particolarmente rilevanti economicamente: vendita diretta, spacci aziendali, distribuzione “a rete” attraverso i Gruppi d’acquisto solidale (Gas).  E voi? Fate acquisti “bio”? E di vini biologici ne conoscete o ne avete mai assaggiati?

Otto marzo, festa della donna: presenza femminile in crescita nel mondo del vino

5 marzo 2013

L’otto marzo saranno tanti i bicchieri che si leveranno per brindare alle donne in occasione della loro festa. E proprio nel mondo del vino, settore tradizionalmente considerato prettamente maschile, cresce la presenza femminile, con circa 115 mila donne titolari di cantine sul mercato, pari al 30% del totale, mentre dal 2011, secondo i dati del Beverage Information Group, più del 58% dei compratori è donna. Sono tanti i modi per declinare la presenza in campo vitivinicolo di donne moderne, indipendenti e di carattere. Come quelle dell’associazione nazionale Le Donne del Vino, che quest’anno festeggia i suoi primi 25 anni di attività. “Oggi la nostra associazione conta più di 700 iscritte, provenienti da tutte le regioni d’Italia e che rappresentano tutte le realtà femminili che ruotano intorno al mondo del vino: sommelier, imprenditrici, ristoratrici, giornaliste, enotecarie, produttrici – ci dice Diana Lenzi, delegata regionale per la Toscana – Noi donne abbiamo una passionalità diversa rispetto agli uomini verso ciò che facciamo. La nostra versatilità e adattabilità al cambiamento ci permettono di essere fortemente appassionate al nostro lavoro, alle nostre aziende, alla nostra terra”. E voi che ne pensate? Donne e vino un binomio di successo? Conoscete realtà del vino “al femminile”?

Packaging, quanto conta la presentazione di una bottiglia?

26 febbraio 2013

Tradizione o innovazione? Parlando di packaging delle bottiglie di vino il dilemma si pone. In questo ambito c’è chi ogni anno vorrebbe introdurre elementi nuovi e chi non ama troppo i cambiamenti, soprattutto quando si parla di marchi storici. È successo al Chianti Classico, il cui logo rappresenta l’identità di uno dei territori del vino più famosi al mondo. Dopo quasi un secolo il Consorzio varia il design dello storico marchio: al centro il gallo canta e gonfia il petto, mentre il colore intorno è più vivace. Divampa la discussione tra “innovatori” e “tradizionalisti”, mentre dal Consorzio si dicono sicuri che con questo restyling il Chianti Classico sarà in grado di affrontare le nuove sfide del futuro ed essere più forte davanti alla crescente concorrenza internazionale.
In tema di packaging, il connubio con la bottiglia deve essere perfetto quando si tratta di vendere il vino. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Marketing Theory and Practice infatti, in questo ambito il ruolo maggiore nella scelta del consumatore non lo giocano la qualità o il vitigno ma proprio l’etichetta, elemento fondamentale per catturarne l’attenzione. I produttori lo sanno bene, tanto che in questo senso il mondo del vino non manca certo di creatività: ci sono etichette dai colori vivaci, etichette bizzarre, quelle storiche e ancora quelle disegnate da artisti di fama internazionale. È stato anche istituito un prestigioso premio dedicato al design del vino, il Concorso Internazionale di Packaging, organizzato nell’ambito del Vinitaly e giunto alla 18esima edizione.
E voi? Prestate attenzione al packaging? Avete mai scelto una bottiglia semplicemente per la sua etichetta?